Mario Roggero deve rimanere nel carcere di Bollate. Il tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato per la seconda volta l’istanza di differimento della pena presentata dal gioielliere settantaduenne, condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori all’uscita dal suo negozio nel 2021.
La difesa aveva richiesto in via principale il differimento della pena e, in subordine, la detenzione domiciliare, puntando sull’avanzata età dell’uomo e sull’attesa della decisione in merito alla domanda di grazia presentata dai familiari al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alla richiesta era stata allegata anche una lettera della moglie, Mariangela Sandrone, che definiva la detenzione “una sorta di ergastolo” a causa dell’età del marito.
La decisione del giudice Marco Viglino, presidente della Camera di consiglio, motiva il rigetto sottolineando che l’istanza difensiva “costituisce ipotesi residuale, quasi del tutto priva di elaborazione giurisprudenziale”. Secondo il tribunale, per concedere il rinvio dell’esecuzione sarebbe servito un “fumus boni iuris” così evidente da giustificare una quasi “irrispettosa intrusione della magistratura di sorveglianza in un ambito che costituisce prerogativa esclusiva del Capo dello Stato”, condizione ritenuta insussistente in questo caso.
Nell’ordinanza i giudici riconoscono che la vicenda continua a essere “estremamente divisiva” e ricordano come, pur non essendoci gli estremi della legittima difesa, la reazione di una persona aggredita non possa essere misurata “con la precisione del bilancino da farmacista”, potendosi ipotizzare l’esplosione di uno “shock emotivo”. Tuttavia, il collegio evidenzia che un eventuale differimento potrebbe persino rivelarsi sfavorevole a Roggero nel caso in cui il presidente della Repubblica decidesse di concedere una grazia parziale, poiché il periodo di pena sospeso non verrebbe scontato, ritardando l’accesso ai benefici penitenziari.






