Il primo cittadino Marco Schiesaro ha stoppato la cerimonia a un passo dal traguardo finale. La donna non sarebbe stata in grado di comprendere le domande o di leggere il verbale. E si riapre il dibattito politico sull’integrazione.
Un incubo a occhi aperti trasformatosi in realtà, proprio nel giorno in cui la festa avrebbe dovuto coronare anni di attesa e di percorso burocratico. Succede a Cadoneghe, in provincia di Padova, dove il sindaco di centrodestra Marco Schiesaro ha negato la cittadinanza italiana a una donna presentatasi in Comune per prestare il giuramento solenne, l’ultimo atto formale prima di diventare a tutti gli effetti cittadina italiana.
A raccontare l’episodio è stato lo stesso primo cittadino attraverso un post sui social, che ha acceso i riflettori su un tema delicato e quanto mai attuale: il livello di conoscenza della lingua e i criteri reali dell’integrazione, nel pieno del dibattito politico in vista della campagna elettorale per le politiche.
Stando al racconto del sindaco, la donna non sarebbe stata in grado di superare la prova fondamentale della comprensione linguistica. «Una persona convocata per il giuramento non era in grado di comprendere le domande più semplici in italiano e nemmeno di leggere autonomamente il verbale del proprio giuramento», ha scritto Schiesaro, spiegando di aver provato a rivolgersi direttamente a lei, ricevendo però un vuoto di risposte, mentre il marito – presente in sala – avrebbe tentato invano di intervenire al suo posto. Un tentativo rispedito al mittente dal sindaco: «Chi presta giuramento deve essere personalmente consapevole e comprendere ciò che sta facendo». Per permettere le necessarie verifiche, la cerimonia è stata così bloccata e la cittadinanza rinviata.
Dietro la freddezza della procedura istituzionale resta tuttavia il profilo umano di una scena che per la protagonista ha assunto i contorni del dramma: l’ansia da prestazione, l’emozione del momento o una reale difficoltà linguistica che si sono scontrate con il rigore della legge.
La vicenda si inserisce in un clima politico particolarmente teso, a pochi giorni dalle polemiche innescate dalle parole della premier Giorgia Meloni sull’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di studenti stranieri con difficoltà di inserimento scolastico.
Da parte sua, Schiesaro difende una linea di assoluto rigore, ribadendo che «la cittadinanza non può essere considerata una semplice formalità burocratica», ma richiede l’assunzione consapevole di diritti e doveri, a partire proprio dalla conoscenza della lingua. Un principio che apre però, come spesso accade nel dibattito pubblico, a riflessioni e contraddizioni: mentre chi affronta il percorso di naturalizzazione ordinario deve superare rigidi test e prove pratiche, lo ius sanguinis garantisce il passaporto italiano ai discendenti di connazionali anche senza la necessità di conoscere una singola parola della lingua italiana.
Il sindaco, dal canto suo, rimarca una visione della cittadinanza legata al rispetto delle regole e del contributo attivo alla comunità: «Si è cittadini quando si pagano le tasse, si è corretti, onesti, quando si decide di condividere la nostra storia». Ma per la protagonista di Cadoneghe, il traguardo è rimandato a data da destinarsi.






