I sacristi di San Giovanni Rotondo, con ben 38 posti di lavoro a rischio, hanno deciso di rivolgere il loro appello direttamente a Papa Leone XIV con una lettera per chiedere di intervenire in una vertenza che sta mettendo in allarme decine di famiglie cresciute all’ombra del santuario di Padre Pio.
“Non le chiediamo una promessa. Le chiediamo una parola”, queste le parole scritte al Pontefice, una richiesta di sicurezza e speranza.
La lettera, datata 1 ottobre, è stata firmata da una rappresentanza di sacristi della Fondazione San Pio da Pietrelcina e porta sulla scrivania papale una vicenda diventata inevitabilmente ecclesiale. A rischiare il licenziamento, infatti, sono proprio colore che da anni garantiscono l’accoglienza ai pellegrini, il servizio d’ordine e la custodia degli spazi sacri del santuario.
Molti dei dipendenti che oggi rischiano il posto raccontano di essersi avvicinati al santuario da giovanissimi, iniziando prima come volontari e trasformando, poi, quel servizio in un lavoro durato oltre vent’anni, venendo in quel luogo una vera e propria casa.
Il tono della lettera è a tratti davvero doloroso, come si può evincere da queste frasi: “Dietro questi 38 posti di lavoro non ci sono numeri. Ci sono 38 persone. Ci sono 38 famiglie.”






