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Ex Ilva, scatta lo sciopero generale di 24 ore: i sindacati dicono no alla chiusura e alla cassa integrazione

Scatta lo sciopero generale di 24 ore a partire da lunedì 12 ottobre in tutti i siti dell’ex Ilva. La decisione è stata annunciata dai sindacati Fim, Fiom e Uilm al termine del tavolo di confronto istituzionale a Palazzo Chigi con il governo. La mobilitazione arriva in risposta all’annuncio, comunicato lo scorso 8 ottobre, riguardante la sospensione di tutte le attività produttive degli impianti dell’area a caldo nello stabilimento di Taranto, una situazione che ha fatto scattare l’allarme anche nell’indotto con il coinvolgimento di oltre 2.500 lavoratori e proteste culminate nel blocco di due strade provinciali.

Il fallimento dell’ultimo incontro ministeriale nel trovare risposte concrete ha spinto le sigle sindacali alla linea dura. Come spiegato dal segretario della Fiom Michele De Palma, il confronto non ha prodotto le soluzioni attese e l’unica prospettiva concreta al momento è il rischio concreto che a metà novembre scatti la cassa integrazione per la totalità delle lavoratrici e dei lavoratori, rendendo indispensabile proclamare lo sciopero unitario di 24 ore per ogni turno in tutti gli stabilimenti per andare oltre la semplice gestione degli ammortizzatori sociali. Sulla stessa linea il segretario della Uilm Davide Sperti, il quale ha evidenziato che nonostante il decreto predisposto per evitare i licenziamenti nell’indotto e l’integrazione al 70% della cassa integrazione per i dipendenti diretti, si sta profilando una chiusura estesa dal 15 novembre non soltanto alle aree a caldo ma anche a quelle a freddo, uno scenario insostenibile per il sindacato.

Nel frattempo, per quanto riguarda il polo siderurgico di Taranto, gli impianti dell’area a caldo verranno mantenuti temporaneamente in modalità di riscaldo, nota come “hot stand-by”, in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione. Qualora non arrivasse un provvedimento favorevole, il prossimo 24 ottobre si procederà all’interruzione anche del mantenimento in riscaldo, determinando lo spegnimento definitivo dell’area a caldo entro il 25 ottobre, un’eventualità che escluderebbe qualsiasi possibilità di un successivo riavvio.

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