È un venerdì di altissima tensione per il mondo della scuola in tutta Italia. Parallelamente alla mobilitazione indetta dai sindacati per il personale docente e non docente, migliaia di studenti sono scesi nelle strade in occasione del “No Meloni day”. Sull’onda delle proteste che stanno attraversando anche Francia e Spagna, i giovani manifestanti sono scesi in piazza per denunciare il carovita, il degrado delle strutture scolastiche, l’introduzione del tetto agli studenti stranieri e quello che definiscono il modello della “scuola caserma”. L’ondata di dissenso sta travolgendo gli istituti di numerose città, con occupazioni già confermate in una ventina di scuole superiori a Torino, una decina a Roma, tre a Genova e diversi altri plessi a Milano, Napoli e Bologna, con numeri destinati a crescere nelle prossime ore.
La giornata è stata contrassegnata anche da gravi episodi di disordine ed escandescenze in diverse città. A Roma, lungo il percorso del corteo in centro all’altezza di via Marmorata, gruppi di manifestanti incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi, ostruendo la carreggiata con cassonetti dell’immondizia. La tensione è salita al punto critico durante la tappa in viale Trastevere davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione, dove sono stati scagliati altri petardi contro l’edificio accompagnati da cori d’attacco rivolti al ministro Valditara, costringendo le forze dell’ordine a schierarsi in tenuta antisommossa a protezione degli ingressi.
Azione di protesta isolata ma violenta anche a Verona, dove prima dell’inizio delle lezioni un gruppo di studenti dell’Istituto statale Giorgi ha dato alle fiamme cinque cassonetti e un monopattino elettrico. In base alle prime ricostruzioni, non si è trattato di una bravata legata alla manifestazione generale, bensì di una ritorsione organizzata via chat contro i recenti provvedimenti disciplinari stabiliti dalla dirigenza scolastica a seguito di alcune risse avvenute in classe. L’intervento di vigili del fuoco e polizia ha riportato la situazione sotto controllo, mentre le indagini sono state affidate alla Digos.
Sempre sul fronte investigativo, riflettori puntati su Padova, dove la Digos si è presentata presso le abitazioni di 14 ragazzi per notificare misure di prevenzione personali per istigazione a delinquere. Dall’analisi delle chat dei giovani sarebbe emerso un piano per compiere azioni violentissime, che prevedeva la fabbricazione di bottiglie molotov, l’incendio di cassonetti, l’attacco alla questura locale e la partecipazione alle proteste di piazza con il volto coperto da passamontagna, petardi e fumogeni.






