Un milione di euro complessivo, comprensivo di spese legali, per chiudere la trattativa stragiudiziale: è questa la cifra liquidata dall’Azienda Ospedaliera dei Colli alla famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di appena due anni tragicamente scomparso il 21 febbraio scorso a seguito delle complicazioni dovute a un trapianto di cuore fallito. L’importo, che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto rimanere riservato, è emerso pubblicamente attraverso la deliberazione numero 785 dell’8 ottobre 2026, firmata dalla direttrice generale Anna Iervolino e da altri cinque dirigenti della struttura e pubblicata sul sito istituzionale dell’azienda ospedaliera napoletana.
Nello specifico, la transazione prevede la destinazione di 960mila euro ai genitori del piccolo, Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, mentre poco più di 40mila euro sono stati erogati per la copertura delle competenze legali dell’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia.
Come precisato dallo stesso legale, la somma concordata al netto delle spese legali rappresenta soltanto una parte della vicenda risarcitoria. Rimangono infatti escluse da questo accordo le voci relative ai danni derivanti dal reato di falso e le spese medico-legali sostenute durante l’incidente probatorio, quantificabili in diverse centinaia di migliaia di euro. Si tratta di una precisa scelta strategica della difesa: escludere tali capitoli dalla transazione stragiudiziale consentirà ai familiari di costituirsi parte civile nel futuro e probabile processo per omicidio colposo al fianco della Procura di Napoli, chiedendo l’ulteriore risarcimento direttamente ai singoli imputati, tra i quali figura il cardiochirurgo Guido Oppido.
Sullo sfondo della vicenda resta aperta anche la partita dei contenziosi tra istituzioni sanitarie. L’Azienda dei Colli sta infatti valutando la possibilità di rivalersi legalmente sull’ospedale San Maurizio di Bolzano. È lì che, il 23 dicembre 2025, fu effettuato il prelievo dell’organo poi rivelatosi danneggiato e trapiantato il giorno stesso a Napoli. Al centro del contendere c’è l’utilizzo di ghiaccio secco ad anidride carbonica per la conservazione dell’organo, impiegato durante le fasi di espianto al posto del normale ghiaccio d’acqua prescritto dalle procedure.






