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Giallo della ricina a Pietracatella, nuove perquisizioni e sequestri nello studio e nelle case di Gianni Di Vita

Nuova svolta nell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, rispettivamente figlia e moglie di Gianni Di Vita, decedute lo scorso dicembre a causa di un avvelenamento da ricina. Gli uomini della squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, hanno eseguito una serie di perquisizioni nei luoghi a disposizione del commercialista a Pietracatella e a Campobasso.

L’attività investigativa si è concentrata in particolare sullo studio professionale di Pietracatella, situato proprio di fronte alla casa dove le due donne rimasero fatalmente intossicate nei giorni a ridosso del Natale scorso. All’interno dell’ufficio, che a differenza dell’abitazione non era sotto sequestro, gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato la borsa di Antonella Di Ielsi, consulente del lavoro che collaborava professionalmente con il marito. L’obiettivo degli inquirenti è raccogliere elementi utili a ricostruire la vita, le relazioni e l’attività professionale della donna prima del decesso, avvenuto il 28 dicembre.

Le verifiche delle forze dell’ordine si sono estese anche all’attuale abitazione di famiglia e al secondo studio del professionista a Campobasso. Al termine delle perquisizioni, Gianni Di Vita è stato accompagnato in questura dagli agenti per poi fare ritorno a casa. L’uomo, che al momento non risulta iscritto nel registro degli indagati del fascicolo per duplice omicidio aperto dalla Procura di Larino, si è recato spontaneamente in questura nel primo pomeriggio per consegnare un dispositivo elettronico, nello specifico una memoria esterna per PC, confermando la linea della piena collaborazione con gli inquirenti.

Sulla vicenda sono intervenuti i legali della famiglia, tra cui l’avvocato Vittorino Facciolla, sottolineando che le attività della magistratura puntano alla ricerca della prova attraverso il vaglio di diversi immobili a disposizione dell’intera famiglia. “Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli”, hanno dichiarato i legali, ribadendo l’atteggiamento collaborativo mantenuto sin dal primo momento. Nel frattempo, prosegue il lavoro degli investigatori dopo i precedenti accertamenti già disposti sui computer e sulle pen drive del commercialista.

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