Il governo Meloni è al lavoro per correre ai ripari contro il caro carburanti, dopo il mancato avvio del meccanismo delle accise mobili previsto inizialmente per il 6 ottobre. La scadenza del taglio delle accise e la conseguente mossa di ENI – che ha alzato il tetto dei prezzi di 6,1 centesimi – hanno spinto l’esecutivo a valutare nuove contromisure per evitare contraccolpi sui consumatori e sui consensi politici.
La tabella di marcia stabilita a metà settembre prevedeva la riduzione progressiva del taglio fino al 5 ottobre, per poi passare alle accise mobili. Questo sistema consente di utilizzare l’extragettito dell’Iva accumulato nei mesi precedenti per tagliare le tasse sul carburante quando i prezzi salgono oltre le stime. Tuttavia, l’assenza del decreto attuativo firmato dai ministeri dell’Ambiente e dell’Economia ha fatto saltare l’attivazione automatica, innescando l’aumento delle tariffe nei distributori.
Mentre l’impatto iniziale sul prezzo medio nazionale del diesel è rimasto contenuto, l’esecutivo sta valutando il da farsi. L’opzione più accreditata resta l’approvazione rapida di un nuovo decreto per far scattare le accise mobili, non appena saranno verificati i dati ufficiali sull’extragettito IVA di settembre. All’interno della maggioranza, tuttavia, non mancano posizioni alternative: c’è chi spinge per un bonus mirato ai soggetti più vulnerabili o per sostegni specifici a favore di categorie fortemente colpite come agricoltori, pescatori e trasportatori, in linea con le raccomandazioni europee contro i sussidi generalizzati.
Le interlocuzioni con le compagnie petrolifere intanto proseguono, mentre il governo cerca una sintesi politica per decidere se intervenire subito sul prezzo alla pompa o destinare le risorse disponibili ad altre misure economiche.






