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La Regione Abruzzo dice no all’acqua per la Puglia, invece l’Irpinia continua a essere depredata

Mentre la Regione Abruzzo ha espresso con fermezza il suo rifiuto di destinare risorse idriche alla Puglia, l’Irpinia si trova in una situazione drammatica, con le sue acque che vengono costantemente svendute e depredate. Le sorgenti e i laghi irpini, che rappresentano una delle risorse idriche più preziose e ampie d’Europa, sono ormai quasi interamente destinati al rifornimento della Puglia, lasciando la popolazione locale in una condizione di crescente emergenza idrica.

L’acqua che rimane per l’Irpinia si disperde in gran parte nelle condotte ormai fatiscenti, costruite dopo la Seconda Guerra Mondiale e mai adeguatamente modernizzate. Queste infrastrutture “fracide” e obsolete provocano dispersioni e interruzioni quotidiane, mentre gli irpini si trovano paradossalmente senz’acqua nonostante la ricchezza del loro territorio.

L’Alto Calore, l’ente gestore delle risorse idriche, è ormai sull’orlo del fallimento con oltre 205 milioni di euro di debiti accumulati. Questo “carrozzone” amministrativo, appesantito da decenni di malagestione e sperpero di denaro pubblico da parte di ogni forza politica, non è più in grado di garantire un servizio efficiente. Ogni giorno la popolazione è costretta a fare i conti con un bollettino di guerra: interruzioni continue a causa di rotture e guasti.

Di fronte a questa situazione insostenibile, le opzioni sembrano ridursi a due: una mobilitazione di massa per chiedere un cambiamento radicale nella gestione dell’acqua, o la triste prospettiva di un futuro in cui si dovranno scavare pozzi per non morire di sete, come nei paesi del terzo mondo.

La domanda sorge spontanea: come è possibile che un territorio con uno dei bacini idrici più grandi d’Europa si trovi a dover affrontare quotidianamente l’emergenza idrica?

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