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Caso Resinovich, nuove rivelazioni riaccendono l’inchiesta: analisi forensi avanzate sui telefoni della vittima

A distanza di oltre tre anni dalla misteriosa scomparsa di Liliana Resinovich, ritrovata senza vita nel gennaio 2022 dopo essere svanita nel nulla il 14 dicembre dell’anno precedente, emergono nuovi dettagli potenzialmente decisivi. La svolta arriva dalle parole del tecnico anatomico dell’obitorio, che ha ammesso in Procura una possibile responsabilità nella frattura della vertebra T2, elemento finora ritenuto sospetto nel contesto delle indagini. Una dichiarazione che rimescola le carte e che potrebbe ridefinire la dinamica della morte della 63enne triestina.

Ma è sul fronte digitale che si concentra ora l’attenzione degli inquirenti. Due telefoni cellulari appartenenti a Liliana — un iPhone e un Samsung — saranno sottoposti a una nuova perizia forense, questa volta con l’ausilio della tecnologia Full File System, una metodologia in grado di accedere a un archivio di dati molto più esteso rispetto alle analisi effettuate nel 2022.

Il consulente tecnico della Procura, Nicola Chemello, già coinvolto nelle prime fasi dell’inchiesta, procederà il 9 maggio a questa nuova acquisizione. L’obiettivo è chiaro: rintracciare messaggi cancellati, ricerche sul web, note e contenuti nascosti, potenzialmente risalenti anche ad anni prima della morte della donna. Una possibilità resa concreta dall’evoluzione degli strumenti forensi, capaci oggi di recuperare informazioni ritenute fino a poco tempo fa irrecuperabili.

Particolare importanza viene data a Whatsapp, applicazione che Liliana usava regolarmente ma dalla quale era solita eliminare le conversazioni. Un’abitudine che ha complicato sin dall’inizio il lavoro degli investigatori e che ora potrebbe finalmente non rappresentare più un ostacolo.

Accanto al lavoro di Chemello, anche le parti coinvolte hanno nominato i propri esperti: Sergio Resinovich, fratello della vittima, e la nipote Veronica si sono affidati all’informatico Paolo Reale, già noto per il suo ruolo nel caso Garlasco. Il marito di Liliana, Sebastiano Visintin, ha invece incaricato Michele Vitiello, che ha confermato a Il Piccolo l’impiego delle più recenti tecnologie digitali: “Oggi è possibile recuperare messaggi, ricerche, note, anche quelli che prima erano invisibili”.

Vitiello ha inoltre reso noto che è già stata completata la copia forense della GoPro in possesso di Visintin, aggiungendo che sul dispositivo “è già stato fatto il massimo oggi tecnicamente possibile”.

L’auspicio condiviso da familiari e inquirenti è che questa nuova fase di indagini digitali possa portare alla luce risposte finora sfuggite. Tra i dati nascosti nei telefoni e nei dispositivi elettronici di Liliana, potrebbe celarsi la chiave per comprendere cosa sia davvero accaduto nei giorni che hanno preceduto la sua scomparsa.

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