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Giulia Tramontano: fissato al 25 giugno il processo d’appello per Alessandro Impagnatiello

È stato fissato per il prossimo 25 giugno il processo d’appello per Alessandro Impagnatiello, il barman trentenne condannato all’ergastolo lo scorso anno per l’omicidio della compagna incinta, Giulia Tramontano, avvenuto a Senago (Milano) nel maggio del 2023. Una vicenda che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua efferatezza, e che ora torna sotto la lente della giustizia con un nuovo capitolo giudiziario.

I giudici della Corte d’Assise di Milano avevano riconosciuto in primo grado la piena responsabilità dell’imputato, contestando le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, e descrivendo un piano omicida preparato nell’arco di sei mesi, durante i quali Impagnatiello avrebbe più volte tentato di avvelenare la fidanzata con sostanze tossiche come veleno per topi e ammoniaca. Fondamentali, in questo senso, erano apparse agli occhi della Corte anche le ricerche web compiute dall’imputato nei mesi precedenti al delitto: “Come avvelenare una donna incinta”, “quanto veleno per topi serve per uccidere una persona”, “veleno per topi caldo”.

Il tragico epilogo arrivò la sera del 27 maggio 2023, quando Giulia, incinta al settimo mese, venne colpita con 37 coltellate all’interno dell’abitazione che condivideva con Impagnatiello. Una violenza definita “spietata” dalla Corte, che nelle motivazioni della sentenza ha sottolineato come undici dei fendenti furono inflitti mentre la giovane era ancora viva. “Ha senz’altro realizzato, sebbene per pochi secondi – si legge nel documento depositato lo scorso febbraio – che insieme con lei moriva anche il figlio che portava in grembo”, elemento che, secondo i giudici, ha causato una sofferenza ulteriore alla vittima.

Ora, però, la difesa tenta di rimettere in discussione la ricostruzione dell’accusa. Le avvocate Giulia Geradini e Samantha Barbaglia chiedono infatti l’esclusione delle due aggravanti principali, sostenendo che il comportamento tenuto da Impagnatiello dopo l’omicidio, per quanto efferato, denoterebbe una mancanza di lucidità e raziocinio incompatibile con l’immagine di “scacchista, pianificatore e stratega” delineata dalla Corte. Emblematica, secondo la difesa, la “condotta grossolana” dell’imputato, che tentò – senza successo – di disfarsi del corpo bruciandolo nella vasca da bagno.

Accanto alla strategia difensiva, le legali mirano anche all’accesso alla giustizia riparativa, percorso che, pur non incidendo sull’entità della pena, punta a riconoscere all’imputato un cammino di responsabilizzazione e rielaborazione del crimine. Un’iniziativa che, in un contesto così carico di dolore, non mancherà di sollevare ulteriori interrogativi etici e sociali.

Il processo d’appello rappresenterà dunque un momento cruciale non solo per l’esito giudiziario del caso, ma anche per il dibattito giuridico attorno alla possibilità – e ai limiti – del riconoscimento di attenuanti in situazioni di estrema gravità.

La famiglia di Giulia, nel frattempo, attende in silenzio, affidando alla giustizia il compito di confermare quanto già emerso con nettezza nel primo grado: la piena responsabilità di un delitto che ha spezzato due vite e lasciato un vuoto impossibile da colmare.

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