A distanza di diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, le indagini registrano un’ulteriore svolta. Dall’alba di oggi i carabinieri del nucleo investigativo di Milano, su mandato della procura di Pavia, hanno avviato una serie di perquisizioni nelle abitazioni di Andrea Sempio, attualmente unico indagato per concorso in omicidio, dei suoi genitori e di due amici storici.
Contestualmente, sono in corso ispezioni in un campo di Tromello, località confinante con Garlasco, dove si ipotizza possa essere nascosta l’arma del delitto, mai ritrovata. I militari dell’Arma hanno sequestrato computer e telefoni cellulari, proseguendo così la raccolta di elementi utili alla ricostruzione del delitto.
Andrea Sempio, 37 anni, era all’epoca dei fatti amico del fratello della vittima, Marco Poggi, e frequentava abitualmente la casa della famiglia. Le perquisizioni odierne hanno coinvolto anche Roberto Freddi e Mattia Capra, membri della stessa compagnia di amici, ma nessuno di loro – ad eccezione di Sempio – risulta formalmente indagato.
L’intervento investigativo arriva a pochi giorni dall’incidente probatorio previsto per il 16 maggio, incentrato sull’analisi del materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Un dettaglio ritenuto potenzialmente decisivo, dal momento che il DNA attribuito a Sempio era stato in precedenza ritenuto frutto di un contatto indiretto, ipotesi oggi rimessa in discussione.
Il giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli ha stabilito che le nuove analisi saranno condotte da Denise Albani e Domenico Marchigiani, due genetisti incaricati dopo la ricusazione di Emiliano Giardina, che in passato si era espresso pubblicamente dichiarando che quei reperti non fossero più analizzabili.
Questa scelta rappresenta un nuovo tentativo di far luce su un caso giudiziario tra i più controversi della cronaca italiana contemporanea.
Nel 2015, Alberto Stasi, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio. La sua difesa ha però sempre sostenuto l’innocenza del giovane, tentando già nel 2017 di riaprire l’indagine su Sempio, iniziativa allora archiviata dalla Procura.
Secondo l’attuale filone investigativo, l’ipotesi di un contatto casuale tra Sempio e Chiara Poggi – come il semplice uso del computer condiviso – non sarebbe sufficiente a giustificare la presenza del DNA sotto le unghie della ragazza.
I genitori di Chiara, Giuseppe Poggi e Rita Preda, continuano a ritenere Stasi l’unico responsabile dell’omicidio, escludendo categoricamente un coinvolgimento di Sempio, che – a loro dire – non conosceva neppure la figlia. Di tutt’altra opinione è l’avvocato Massimo Lovati, difensore di Sempio, che in diverse dichiarazioni pubbliche ha ribadito l’innocenza sia del proprio assistito che di Stasi, ventilando l’ipotesi di un omicidio su commissione.
Un’altra figura chiave nell’inchiesta è quella di un vigile del fuoco in servizio a Vigevano all’epoca dei fatti, identificato con l’iniziale “A.B.”, attorno al quale ruoterebbe parte della versione fornita dalla madre di Sempio, convocata nelle scorse settimane a Milano. La donna aveva rifiutato di rispondere alle domande e l’interrogatorio si era interrotto a causa di un malore.
L’intera vicenda sembra legarsi anche al noto episodio del biglietto del parcheggio di Vigevano, conservato per un anno e poi consegnato agli investigatori nel 2008: un dettaglio apparentemente marginale, ma che ha sollevato più di un interrogativo nella ricostruzione temporale degli spostamenti.
La nuova attività investigativa conferma che il caso Garlasco resta ancora lontano da una conclusione definitiva. Se le analisi sui reperti genetici e le ispezioni odierne dovessero portare a elementi nuovi e concreti, l’intero impianto accusatorio che ha portato alla condanna di Alberto Stasi potrebbe essere rimesso in discussione.
La verità giudiziaria e quella storica, oggi più che mai, sembrano destinate a un nuovo confronto. Sarà ora compito della scienza forense, con l’ausilio delle tecnologie più avanzate, dare risposte a un enigma che da quasi due decenni divide l’opinione pubblica e sfida gli inquirenti.





