A distanza di quasi vent’anni, il delitto di Chiara Poggi torna a scuotere le cronache giudiziarie italiane. Nuovi sviluppi investigativi suggeriscono un’ipotesi finora mai confermata: quella di un omicidio commesso da due persone e con l’utilizzo di più di un’arma. La Procura di Pavia, sulla base di una rilettura approfondita degli atti del 2007 e della relazione autoptica del dottor Marco Ballardini, sta valutando la possibilità di una dinamica del crimine molto più complessa di quanto ricostruito nei tre gradi di giudizio che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Al centro dell’indagine c’è ora Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, il fratello di Chiara. Sempio risulta indagato per omicidio “in concorso con Alberto Stasi o con altri”. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata su una serie di elementi che, messi insieme, sembrano disegnare uno scenario alternativo: quello di un’aggressione portata avanti da due persone, forse in due momenti diversi, utilizzando strumenti differenti.
Determinante in questa nuova visione è il contenuto dell’autopsia firmata da Ballardini, depositata il 5 novembre 2007. Nel referto si parla di lesioni multiple, alcune compatibili con l’uso di oggetti taglienti o appuntiti, altre riconducibili a colpi sferrati con i pugni. In particolare, le ferite sulle palpebre superiori sembrerebbero il risultato di un’azione superficiale con uno strumento dotato di filo o punta, mentre le ecchimosi in regione periorbitale richiamano “azioni violente esercitate mediante mezzi contundenti naturali”.
Il medico legale ammetteva già all’epoca che “lo strumento in discussione è stato talvolta impiegato in modo non contusivo”, lasciando così aperta la possibilità che l’assassino – o gli assassini – abbiano usato più armi.
Tra gli elementi al vaglio anche l’impronta di un palmo destro, la cosiddetta “impronta 33”, attribuita a Sempio. Una traccia non insanguinata, rinvenuta nella villetta di via Pascoli, la cui presenza è stata sempre giustificata dalla frequentazione abituale dell’abitazione. Tuttavia, gli inquirenti intendono verificare se quella traccia possa collocare Sempio sul luogo del delitto nelle ore cruciali dell’omicidio.
Il Ris di Cagliari è stato incaricato di ricostruire tridimensionalmente l’ambiente della villetta per confrontare la nuova ricostruzione con i rilievi del 2007 e le perizie successive. Due aspetti spiccano tra gli elementi da rivalutare: le tre gocce di sangue davanti al divano del soggiorno – isolate rispetto ad altre tracce – e le macchie ematiche sui gradini che portano alla cantina.
Le prime potrebbero essere il segno iniziale dell’aggressione, forse un pugno al volto, che avrebbe provocato il sanguinamento del naso. Le seconde, invece, portano gli investigatori a ipotizzare un colpo finale inferto a Chiara nei pressi della tavernetta. Un’ipotesi avvalorata dalla presenza di una traccia isolata sulla parete tra il terzo e il quarto gradino.
Tutti questi elementi compongono un mosaico investigativo che sembra sempre meno compatibile con la versione unica di un omicidio compiuto da una sola persona – Alberto Stasi – armata di un unico oggetto. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni e prossimo alla fine della pena, ha sempre proclamato la propria innocenza. Le nuove indagini, se dovessero confermare il coinvolgimento di una seconda persona, potrebbero gettare una nuova luce su uno dei casi giudiziari più controversi dell’Italia recente.
Resta il nodo dell’arma mai ritrovata, ma forse, a questo punto, il vero interrogativo è un altro: Chiara è stata davvero uccisa da una sola mano? O, come ora si ipotizza, fu vittima di una violenza in due tempi, opera di due persone e con mezzi diversi?





