Una registrazione audio risalente al 2022 potrebbe riaccendere l’interesse su uno dei punti più controversi del delitto di Garlasco: la figura di Marco Muschitta, l’operaio inizialmente considerato testimone chiave e poi dichiarato inattendibile. Il file audio contiene una conversazione tra l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto e Alfredo Sportiello, dirigente dell’Asm di Vigevano, azienda per cui Muschitta lavorava all’epoca dei fatti. Le frasi contenute nella registrazione gettano nuovi dubbi sul perché Muschitta ritrattò la sua testimonianza dopo aver descritto dettagliatamente quanto sostenuto di aver visto la mattina del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio di Chiara Poggi.
Nel dialogo, Sportiello sostiene che l’operaio non avrebbe mentito nella sua prima versione e lascia intendere che possa essere stato intimidito o corrotto per cambiare versione: “È un quaquaraquà, non è un uomo… sicuramente l’hanno minacciato… per via di quelle due ragazze lì, è sicuro… poi magari gli hanno dato anche dei soldi per stare zitto”. Marchetto avrebbe replicato: “Eh ma chissà che minacce gli hanno fatto però?”. Secondo quanto emerge dall’audio, Sportiello sarebbe rimasto convinto della buona fede iniziale di Muschitta, tanto da ribadire, quando incalzato da Marchetto: “E lui no ma va, quello che ha visto ha visto eh… lui quella mattina lì alle 9-9.30 ha visto… lui non se l’è inventata, ma figurati”. E ancora: “Ha visto questa ragazza in giro con la bicicletta da donna, l’ha vista, lui non se l’è inventata eh. Come l’ha raccontata a me, io davanti alla direttrice gliel’ho raccontata a lei, la stessa identica cosa”.
La testimonianza di Muschitta era stata acquisita il 27 settembre 2007, oltre un mese dopo il delitto. L’uomo raccontò di aver visto quella mattina una giovane donna in bicicletta allontanarsi dalla casa di Chiara, tenendo in mano un oggetto simile a un attrezzo da camino. Aveva indicato come somigliante alla figura vista Stefania Cappa, la sorella gemella della vittima. Il verbale della deposizione fu interrotto due volte, senza che nei documenti ufficiali ne venisse spiegato il motivo. Pochi giorni dopo, Muschitta ritrattò integralmente, affermando: “Mi sono inventato tutto quello che vi ho raccontato perché sono uno stupido”.
Ora, a riaprire i sospetti sull’attendibilità di quella ritrattazione, ci sarebbero anche le intercettazioni tra Muschitta e il padre, effettuate all’indomani della testimonianza ma ignorate dagli inquirenti. In uno dei dialoghi, il padre dell’operaio gli dice: “Per proteggerti, loro ti hanno fatto fare quella roba lì. Per me hai fatto bene a fare quello che hai fatto. Non ti devi pentire. Tu hai detto quello che sapevi… Ma tu hai detto la verità?”. E Muschitta risponde: “Certo, io ho detto quello che ho visto”. Un passaggio che, in un momento cruciale per le indagini e per il fermo di Alberto Stasi, fu considerato “irrilevante” dagli investigatori.
La nuova registrazione, resa pubblica in esclusiva da Il Tempo, potrebbe ora riaprire uno dei fronti più delicati dell’intera inchiesta: cosa spinse davvero Marco Muschitta a ritrattare la sua testimonianza? E se la prima versione fosse stata vera, quali pressioni subì per rinnegarla? Domande che, a distanza di quasi vent’anni, potrebbero non avere ancora ricevuto tutte le risposte.





