Dopo quattro anni, milioni di spettatori, Hwang Dong-hyuk ha concluso la sua creatura più celebre e inquietante: Squid Game. La terza stagione della serie sudcoreana, in uscita oggi, venerdì 27 giugno su Netflix, chiude (almeno formalmente) la storia del Giocatore 456, ma non l’universo distopico in cui è ambientata.
Un successo senza precedenti, quello della serie che nel 2021 ha ridefinito gli standard globali dello streaming, riuscendo a imporsi come il contenuto non in lingua inglese più visto della storia di Netflix. Una critica feroce al capitalismo, mascherata da intrattenimento pop, con un’estetica potente e personaggi memorabili.
Hwang non avrebbe voluto scrivere neppure una seconda stagione. Lo stress legato alla realizzazione della prima – durata anni tra rifiuti produttivi e solitudine creativa – lo ha segnato profondamente, fisicamente e mentalmente.
Il lavoro sulla seconda e terza stagione è durato oltre un anno, tanto che inizialmente erano state concepite come un’unica narrazione, poi divisa in due blocchi da sei episodi ciascuno. Il finale sospeso della seconda stagione trova ora una conclusione nella terza, più cupa, più ambigua, e secondo Hwang, più provocatoria.
Il cuore della terza stagione resta Gi-hun, interpretato ancora da Lee Jung-jae, che si muove in un mondo in cui ogni gioco scava più a fondo nell’animo umano. Nuovi personaggi e nuove prove mettono alla prova i partecipanti, e spingono il protagonista a confrontarsi con le conseguenze delle sue scelte. Se nella seconda stagione Young-il (il Giocatore 001) si rivelava essere il Front Man, il carismatico e glaciale burattinaio del gioco, in questa stagione la scoperta diventa centrale nel conflitto morale di Gi-hun, spingendolo oltre ogni limite.
L’attore Lee Byung-hun, che interpreta il Front Man, ha dichiarato che il suo personaggio “non crede più in nulla”, mentre Gi-hun resta l’unico ancora disposto a salvare gli altri. Ma quanto durerà questa umanità?
Sebbene Hwang abbia dichiarato la serie ufficialmente conclusa, ha anche lasciato aperta la porta a possibili spin-off ambientati tra la prima e la seconda stagione: uno potrebbe essere incentrato sul reclutatore, un altro sul capitano della barca, o forse sulle guardie. Al momento, si tratta solo di idee in sviluppo.
Intanto, Netflix non ha intenzione di archiviare Squid Game. È in corso da mesi la voce secondo cui David Fincher, regista di Fight Club e Gone Girl, starebbe lavorando a un remake americano del format, un progetto ancora avvolto nel riserbo.






