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Stalking, ricatti e vessazioni: chiuse le indagini su Maria Rosaria Boccia, accusata di persecuzioni contro l’ex ministro Sangiuliano

Trentaquattro episodi, una lunga scia di comportamenti ritenuti persecutori, violenti e ossessivi. È quanto emerge dal provvedimento di chiusura delle indagini notificato a Maria Rosaria Boccia, accusata dalla Procura di Roma di stalking, lesioni, diffamazione e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, di sua moglie Federica Corsini e del suo capo di gabinetto Francesco Gilioli.

Il documento, firmato dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalle pm Giulia Guccione e Barbara Trotta, è un racconto inquietante che descrive nei dettagli una relazione degenerata in quella che la magistratura definisce una vera e propria campagna persecutoria. I fatti contestati a Boccia sono raccolti in 12 pagine dense di episodi, alcuni al limite dell’assurdo, altri potenzialmente pericolosi.

Tra i più gravi, l’accesso da remoto al cellulare dell’ex ministro, l’obbligo di usare il bagno con la porta aperta, fino a una ferita alla fronte lunga 9,5 centimetri provocata – secondo l’accusa – al termine di un violento litigio. I magistrati riportano anche una serie di episodi che evidenzierebbero una strategia di controllo e manipolazione: come quello in cui Sangiuliano sarebbe stato costretto a tenere una conversazione telefonica con Boccia mentre confessava il tradimento alla moglie, con la donna che nel frattempo registrava l’audio per usarlo successivamente.

Ma non solo. In un altro episodio, durante la Mostra del Cinema di Venezia, Boccia avrebbe pubblicato una sua foto dal Lido proprio mentre l’ex ministro si trovava all’evento con la consorte, generando in loro il timore di una sua comparsa improvvisa e pubbliche scenate.

Inquietanti anche le presunte pressioni legate a beni pubblici: secondo gli inquirenti, Boccia avrebbe fatto pressioni per ottenere la “chiave d’oro della città di Pompei”, un oggetto simbolico del valore stimato in oltre 14mila euro, destinato al ministro da parte del sindaco. La chiave risulterebbe poi sparita.

Nel fascicolo si leggono anche le conseguenze psicologiche vissute dall’ex ministro: “un dimagrimento vistoso”, accompagnato da “pensieri suicidi” innescati da uno stato di ansia persistente. Tra i messaggi considerati intimidatori, una frase spicca per tono minaccioso: “La vita è come un ristorante, nessuno se ne va senza pagare”.

La vicenda avrebbe avuto un epilogo simbolico a settembre 2024, quando Sangiuliano – già dimesso dall’incarico – si era ritirato con la moglie al Santuario di Greccio. Pochi giorni dopo, Maria Rosaria Boccia pubblicava una foto davanti allo stesso luogo con un commento criptico ma diretto: “Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”.

I magistrati si preparano ora a chiedere il rinvio a giudizio. La vicenda, già esplosiva sul piano giudiziario, rischia di assumere anche un forte rilievo politico e mediatico.

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