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A Monteverde la chiave di Milot: la struttura d’acciaio sarà la porta d’accesso dell’Irpinia dell’est

Dopo sei anni di attese, silenzi e speranze congelate, la “Chiave di Montevergine” – la più grande scultura permanente in acciaio d’Europa – sta finalmente per trovare casa. E sarà Monteverde ad accoglierla, uno dei borghi più belli d’Italia, incastonato nell’Irpinia orientale.

Il verdetto è ufficiale: con il Provvedimento Presidenziale n. 142 del 5 agosto 2025, la Provincia di Avellino ha approvato la convenzione per l’installazione dell’opera tra l’ente provinciale e il Comune di Monteverde. Un passaggio che mette fine a un percorso accidentato, iniziato anni fa sotto la presidenza Biancardi nell’ambito della legge 717/1949, quella che destina fondi all’arte nei progetti pubblici.

La scultura porta la firma di Alfred Mirashi, in arte Milot. È un’opera che non apre né chiude, ma invita a passare. Le sue chiavi, volutamente contorte, sono un inno alla libertà e all’inclusione: non possono chiudere nulla, e dunque diventano simbolo di accoglienza. L’impugnatura della scultura riprende le tre arcate dell’Abbazia di Montevergine, mentre il cappello – simile alla sagoma di un castello – omaggia i tanti borghi irpini e il loro patrimonio architettonico.

Inizialmente, la Chiave doveva essere installata nella rotonda di Mercogliano, vicino all’uscita autostradale Avellino Ovest: un luogo strategico, una vera porta verso l’Irpinia, sotto lo sguardo simbolico di Mamma Schiavona. L’opera fu anche trasportata sul posto, ma non venne mai montata definitivamente e fu infine rimossa. I lavori erano cominciati, ma nel dicembre 2021 arrivò lo stop: la Soprintendenza bocciò il progetto, sostenendo che l’opera “non dialogasse” con il paesaggio circostante, anzi lo sovrastasse.

Quel parere tecnico bloccò tutto. Da allora, l’opera è rimasta senza una destinazione definitiva, e il nome di Milot ha continuato a risuonare altrove: premi, mostre in tutto il mondo, una carriera internazionale che quest’autunno lo porterà persino al Guangdong Museum of Art in Cina. Ma proprio la terra che lo aveva accolto negli anni difficili del suo arrivo in Italia, che lo aveva sostenuto nei suoi studi all’Accademia di Brera, sembrava aver dimenticato il dono che lui stesso le aveva destinato.

Per un breve periodo si valutò l’ipotesi di Montoro, nei pressi dello svincolo autostradale. Ma anche quella strada si rivelò impraticabile. Poi, in silenzio e senza clamore, è arrivata Monteverde. È stato lo stesso Comune a proporsi, spinto dalla volontà di dare valore alla propria identità di terra di confine e di accoglienza. E la Provincia ha risposto con disponibilità.

Con lo stanziamento di circa 90.000 euro, ora si entra nella fase operativa. «La notizia mi ha riempito il cuore di gioia – ha dichiarato Milot – Finalmente vedrò l’opera realizzata. Monteverde è un posto straordinario, sono felice che abbia voluto la mia chiave. Voglio essere coinvolto nel sopralluogo e nella modalità d’installazione: la scultura deve dialogare con lo spazio, non semplicemente starci dentro».

Il nome resterà lo stesso, anche se la destinazione è cambiata. Per l’artista, ogni dettaglio ha un significato: la forma a culla, il richiamo ai castelli irpini, il corten. Il materiale – un acciaio che si ossida naturalmente assumendo un tono rugginoso – è parte integrante del messaggio: rendere “inservibile” qualcosa che avrebbe il potere di escludere. Un simbolo che resiste, vive il tempo, e diventa parte del paesaggio.

«Un’opera che parla di apertura non poteva che trovare spazio qui – ha dichiarato il sindaco Antonio Vella – Monteverde è da sempre una terra d’ingresso, sia geografico sia simbolico. L’arte non va solo esposta: deve essere inserita in una visione, deve generare cultura, deve dare un senso ai luoghi. E ospitare la scultura d’acciaio più alta d’Europa ci riempie d’orgoglio».

Il sogno è di inaugurare l’opera il 12 ottobre, quando Monteverde ospiterà l’unica tappa campana dell’Alzheimer Fest 2025, la manifestazione nazionale dedicata al tema della fragilità, della cura e della comunità. Sarà un’occasione straordinaria per far partire da questo piccolo borgo un grande messaggio di inclusione.

Adesso resta da attendere l’inizio dei lavori, il sopralluogo dell’artista e la messa in posa. La porta si sta finalmente aprendo. Dopo anni di attese, la chiave ha trovato la sua serratura. E quella serratura, per fortuna, non chiude nulla: invita solo a entrare.

Fonte: Orticalab

Intervista a cura di Rosaria Carifano

 Foto di Michele Stanzione

 

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