Il conflitto in Medio Oriente, giunto al giorno 706, registra una nuova e drammatica escalation. Nelle ultime ore, le forze israeliane hanno esteso i loro raid aerei fino allo Yemen, colpendo la capitale Sana’a. L’attacco ha causato almeno 35 morti e oltre un centinaio di feriti, secondo fonti mediche locali. L’operazione, riferiscono fonti militari israeliane, è stata una risposta diretta al recente lancio di decine di droni da parte dei ribelli Houthi, movimento filo-iraniano che da tempo sostiene la causa palestinese.
Nel frattempo, la Global Sumud Flotilla, la flotta civile pro-Gaza che tenta di rompere il blocco navale, ha denunciato un nuovo attacco sospetto. Un’altra delle sue imbarcazioni sarebbe stata colpita da un drone, senza però causare vittime. In un comunicato, il collettivo ha ribadito la sua determinazione: “Rimaniamo risoluti e imperterriti. Ci stiamo preparando a partire da Tunisi”.
Ma il fronte si allarga ancora. Martedì, un’operazione mirata israeliana ha colpito il quartiere Leqtaifiya di Doha, capitale del Qatar. L’obiettivo, secondo fonti israeliane, erano alcuni presunti vertici politici di Hamas riuniti per negoziare un possibile cessate il fuoco. Il raid, battezzato “Atzeret HaDin” – o “Operation Summit of Fire” –, ha suscitato un’ondata di condanne a livello internazionale.
Il Qatar ha definito l’attacco una “palese violazione del diritto internazionale” e un “atto vigliacco”. Preoccupazioni profonde sono state espresse anche da Italia, Germania, Gran Bretagna, Unione Europea, Turchia, Egitto e Iran, che temono un’ulteriore pericolosa escalation nel Golfo.
Anche dagli Stati Uniti è arrivata una critica esplicita. Il presidente Donald Trump, interpellato dai giornalisti, ha dichiarato: “Non sono entusiasta. Sono molto turbato”, e ha negato di essere stato informato in anticipo da Tel Aviv: “No”, ha risposto seccamente, scuotendo la testa.
Israele ha rivendicato l’azione come un’operazione unilaterale, assumendosene “la piena responsabilità”.
In risposta alla crescente instabilità, l’ONU ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza, chiamato a discutere l’allargamento del conflitto e il rischio di una crisi diplomatica globale.
Nel contesto di questa tensione crescente, anche il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha espresso una dura presa di posizione, definendo “inaccettabile l’intenzione di espellere la popolazione a Gaza”.
Il quadro generale appare sempre più instabile, con le linee del conflitto che si allargano ben oltre i confini israeliani e palestinesi, minacciando la sicurezza dell’intera regione.





