Riprende al Senato l’esame del disegno di legge sul fine vita. Dopo la pausa estiva, nella prima riunione congiunta delle commissioni Giustizia e Affari sociali, i relatori hanno depositato sette nuovi emendamenti che introducono modifiche significative e, in alcuni casi, restrittive.
Tra le proposte più rilevanti c’è la previsione che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non possa essere coinvolto, in alcuna forma, nell’aiuto al suicidio assistito. Un emendamento chiarisce infatti che “il personale in servizio, le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualsiasi titolo il Servizio Sanitario Nazionale non possano essere impiegati per agevolare l’esecuzione del proposito suicidario”.
Un altro punto controverso è l’introduzione, sempre tramite emendamento, della negazione esplicita di un diritto al suicidio assistito, affermando che “in nessun caso la legge riconosce alla persona il diritto a ottenere aiuto a morire”.
Novità anche sul fronte della valutazione delle richieste di fine vita: il testo originario prevedeva l’istituzione di un Comitato nazionale di valutazione di nomina governativa. La proposta di modifica mira invece a sostituirlo con un Centro di coordinamento nazionale che farebbe riferimento ai comitati etici territoriali già esistenti, decentralizzando così la valutazione delle istanze.
Gli emendamenti sono stati firmati dai relatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia), e confermano l’orientamento prudenziale della maggioranza di governo sul tema del fine vita.





