Porte chiuse, ma solo temporaneamente, al dormitorio della Mensa dei Poveri don Antonio Forte. La struttura, negli anni divenuta un punto di riferimento imprescindibile per i senza fissa dimora, ha sospeso le attività notturne per consentire un intervento di riassetto radicale: un restyling che promette spazi più sicuri, funzionali e rispettosi della privacy.
Il progetto prevede un’attenzione particolare all’accoglienza delle donne, con ambienti dedicati e protetti, e un rinnovamento degli spazi riservati agli uomini. Sarà inoltre realizzata una stanza con bagno per le famiglie, pensata per tutelare l’intimità dei nuclei più fragili. Obiettivo dichiarato: garantire dignità, decoro e un maggior numero di posti letto.
Se da un lato i lavori, avviati da pochi giorni, segnalano un passo avanti nella qualità dell’accoglienza, dall’altro impongono un prezzo immediato: per circa un mese i clochard della città si trovano privi di un rifugio notturno. Già in queste sere, diversi senza dimora hanno trovato riparo sotto i portici di piazza Kennedy, all’Autostazione o addirittura nelle auto.
«Con l’arrivo dei primi freddi e delle piogge la situazione rischia di complicarsi – avverte il direttore della Mensa dei Poveri, Costantino Del Gaudio – servono soluzioni e alternative». La questione è già sul tavolo del commissario prefettizio Giuliana Perrotta e coinvolge direttamente il Comune.
In attesa che il dormitorio torni a disposizione, si guarda alle possibili alternative. «I servizi sociali sono sempre al nostro fianco – continua Del Gaudio – e alcune parrocchie potrebbero metterci a disposizione spazi temporanei. Come accaduto in passato, troveremo risposte».
Sul fronte alimentare, la Mensa non si ferma. Ogni giorno vengono distribuiti circa 50 pasti, destinati ad aumentare con l’arrivo dell’autunno. «Nei giorni in cui i lavori interesseranno la mensa – spiega il vicedirettore della Caritas e responsabile della struttura, don Antonio Forte – garantiremo comunque i pasti da asporto grazie a un accordo con una mensa esterna. Nessuno resterà senza cibo».
Anche ad Avellino cresce il numero di persone che si scoprono improvvisamente povere, e la domanda di aiuto continua ad aumentare. La sfida è dunque duplice: affrontare l’emergenza quotidiana e preparare, attraverso i lavori in corso, un futuro in cui la solidarietà sia sostenuta da spazi migliori, più moderni e più rispettosi della dignità umana.
Fonte – Ottopagine





