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Mirabella Eclano: il Carro dell’Addolorata, rito sacro e profano che unisce fede, storia e identità contadina

Se un viaggiatore, sul finire dell’estate, dovesse fermarsi a Mirabella Eclano, in Irpinia, potrebbe ritrovarsi coinvolto — emotivamente e fisicamente — in uno degli eventi più intensi e suggestivi del Mezzogiorno italiano: il trasporto del Carro dell’Addolorata.

Il rito si celebra ogni anno il sabato che precede la terza domenica di settembre, in onore della Madonna Addolorata, alla quale è dedicato un imponente obelisco alto circa 25 metri, realizzato in paglia intrecciata a mano e montato su una solida struttura lignea. Questo “gigante di paglia”, simbolo identitario di un’intera comunità, viene trasportato a braccia da centinaia di uomini, i “funaioli”, e trainato da sei coppie di buoi lungo un percorso che attraversa campi e strade cittadine.

Non è solo una festa popolare: è un evento totalizzante, dove il sacro e il profano si fondono, dove la fatica diventa offerta, il grano simbolo di vita, e la paglia lavorata assume forma d’arte. Non mancano tensione e pathos: una caduta del Carro è considerata presagio di sventura, come accadde tragicamente nel 1881 e nel 1961.

Le origini di questo culto affondano nell’antica Aeclanum, città romana devota a divinità orientali e madri-dee come Iside e Cibele, che con l’avvento del cristianesimo cedettero il passo a Maria, Madre di Dio, trasformando riti pagani in tradizioni cristiane. È in questa evoluzione religiosa e culturale che il Carro assume la forma attuale, frutto della sovrapposizione tra mito agrario e fede mariana, tra calendario agricolo e liturgia cattolica.

Il Carro, così come lo conosciamo oggi, nasce alla fine del Seicento e si evolve nei secoli successivi, raggiungendo l’attuale magnificenza artistica con l’intervento di maestri artigiani come Stanislao Martini, Prisco Alfonso Capodanno e Luigi Faugno, fino ai giorni nostri, con Giotto Faugno junior, che ogni anno ne rinnova la veste artistica.

Più che una festa, il Carro è un rituale collettivo, un’eredità viva che parla di lavoro, devozione, fatica e speranza. Un appuntamento da non perdere, che trasforma Mirabella Eclano in un palcoscenico di emozioni profonde, dove il grano diventa arte e la fede si fa gesto concreto, condiviso, tangibile.

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