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Caso Salis, il Parlamento Ue difende l’immunità: tensione con l’Ungheria in vista del voto di Strasburgo

La Commissione giuridica del Parlamento europeo ha respinto, a voto segreto, la richiesta avanzata dall’Ungheria per revocare l’immunità parlamentare a Ilaria Salis, eurodeputata italiana eletta con Alleanza Verdi e Sinistra. Una decisione non ancora definitiva – il verdetto finale è atteso per il 7 ottobre a Strasburgo – ma politicamente significativa, dal momento che l’Aula tende a seguire le indicazioni della Commissione.

L’indicazione, emersa da una riunione a porte chiuse, è arrivata in seguito alla relazione del deputato spagnolo Adrián Vázquez Lázara (PPE), che ha escluso il cosiddetto fumus persecutionis, ovvero l’esistenza di un intento politico dietro la richiesta di revoca formulata dalle autorità di Budapest. Il voto ha suscitato forti reazioni, sia in Europa che in Ungheria.

“È un segnale importante e positivo. Ho fiducia che il Parlamento confermerà questa scelta nella plenaria di ottobre”, ha commentato Ilaria Salis, che ha denunciato il rischio di “persecuzione politica” e “condizioni detentive disumane” in caso di estradizione. Salis, infatti, è stata arrestata nel 2023 a Budapest per aver partecipato – secondo le accuse – a un’aggressione contro militanti di estrema destra. Dopo oltre 15 mesi di detenzione preventiva, è stata eletta al Parlamento europeo, acquisendo l’immunità.

In una recente intervista, la deputata ha ribadito di non volersi sottrarre a un processo, ma ha chiesto di essere giudicata in Italia: “La magistratura ungherese non è indipendente. La mia estradizione significherebbe una condanna già scritta”.

Durissima la reazione di Budapest. Il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha attaccato l’Eurocamera accusandola di “legittimare il terrorismo di sinistra” e ha definito Salis “una criminale pericolosa che merita il carcere”. Secondo le autorità magiare, Salis e i suoi compagni avrebbero agito “per convinzione politica” e con l’intento di “picchiare a caso la gente per strada”.

La vicenda Salis si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra le istituzioni europee e il governo di Viktor Orbán, già sotto osservazione per presunte violazioni dello Stato di diritto. A rendere ancora più delicato il quadro, anche il parallelo caso del deputato ungherese Péter Magyar (PPE), su cui il Parlamento Ue dovrà pronunciarsi a breve in merito alla revoca dell’immunità.

Anche in Italia, il caso continua a sollevare un forte dibattito. La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, ha dichiarato: “Opporsi alla revoca dell’immunità significa difendere l’autonomia delle istituzioni europee”.

Il Parlamento europeo è chiamato a decidere in plenaria il prossimo 7 ottobre. Se l’immunità verrà revocata, la giustizia ungherese potrà riattivare il procedimento e Salis potrebbe essere nuovamente arrestata. In caso contrario, il procedimento rimarrebbe sospeso per tutta la durata della legislatura. Secondo il protocollo n. 7 sui privilegi e le immunità dell’Ue, però, resta aperta la possibilità che la deputata venga processata in Italia, qualora le autorità competenti decidano di avviare un procedimento.

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