«È una tragedia enorme e per ora inspiegabile. Conosco i genitori, si tratta di una famiglia serena e unita. So che Federica era molto amata e che a lei non è mai mancato il calore, l’affetto, la vicinanza di tutti loro». Così il sindaco di Marcianise, Antonio Trombetta, tra i primi a recarsi all’Istituto Comprensivo Calcara, teatro della tragica morte della dodicenne Federica, precipitata dopo essersi allontanata dalla classe dopo aver chiesto di andare in bagno. Prima del gesto estremo, la ragazza aveva lasciato un breve messaggio, segno di un dramma interiore che ora lascia tutti senza parole.
«La mia idea – aggiunge il sindaco – è che occorra cercare al di fuori della cerchia familiare per capire cosa è accaduto». Trombetta sottolinea come la famiglia, conosciuta e stimata a Marcianise, fosse attenta e affettuosa, vicina ai figli e parte integrante della comunità. La famiglia abita a poche decine di metri dalla scuola e ha un altro figlio più piccolo.
Federica era descritta da amici e conoscenti come una ragazza vivace, con molti interessi, ottimi risultati scolastici e una passione per il teatro, che seguiva in una scuola locale. La sua vita, pur breve, era piena di attività e relazioni significative.
Subito dopo la tragedia, la madre è accorsa a scuola, seguita poco dopo dal padre, entrambi sotto shock. I genitori sono stati assistiti dalle psicologhe dei Servizi sociali comunali e dall’Asl di Caserta, intervenute immediatamente per offrire supporto. Poco dopo è arrivata anche la nonna, sostenuta da due persone, visibilmente sconvolta. La notizia della morte di Federica si è rapidamente diffusa in città, raccogliendo attorno alla scuola decine di persone commosse e attonite.
Non bastano strutture sicure: servono spazi di ascolto, figure di riferimento e un dialogo costante tra studenti, docenti e famiglie. Negli ultimi anni, il Ministero dell’Istruzione ha avviato progetti di sportelli d’ascolto ed educazione socio-emotiva, ma spesso le risorse disponibili sono insufficienti, soprattutto nelle scuole di provincia.
Di fronte a una vita spezzata così presto, le parole sembrano insufficienti. Tuttavia, il dolore collettivo può diventare una spinta alla responsabilità: delle istituzioni, della scuola, dei media. Parlare di questi eventi con rispetto, senza sensazionalismo, è un modo per onorare la memoria di chi non c’è più e proteggere chi resta.
Marcianise oggi piange una giovane vita, ma da questo lutto può nascere una riflessione più ampia: come possiamo rendere le nostre scuole e la nostra società spazi davvero capaci di ascoltare, accogliere e prevenire tragedie simili? Nessun banco vuoto dovrebbe raccontare storie così.





