La questione della cittadinanza onoraria di Firenze destinata a Francesca Albanese, relatrice Onu per i Territori palestinesi occupati, si chiude ufficialmente con il rifiuto della sindaca Sara Funaro. “Su quanto è accaduto alla redazione de La Stampa non ci può essere una condanna con un ‘ma’ – ha dichiarato Funaro – Non possono esserci moniti al giornalismo che è libero ed è presidio di democrazia. Per questo non condivido e prendo le distanze dalle dichiarazioni di Albanese. Pur riconoscendo il suo importante lavoro come relatrice Onu, ha spesso inviato messaggi che dividono più che unire nella causa a difesa del popolo palestinese”.
Il verdetto della sindaca chiude quindi il capitolo della cittadinanza, ma non mette fine alle tensioni politiche che continuano a scuotere Palazzo Vecchio e la Regione. La vicenda ha acceso i contrasti tra Avs e Italia Viva, oltre alle diverse sensibilità interne al Pd, tra l’ala riformista e quella più schleiniana, con il rischio di mostrare pubblicamente divisioni a pochi giorni dalle regionali.
Il caso esplose dopo le dichiarazioni di Albanese al convegno Rebuild Justice-Ricostruire la giustizia all’Università Roma Tre, lo scorso sabato. La relatrice Onu affermò: “Condanno fermamente ogni forma di violenza. È necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla sede de La Stampa. Al tempo stesso, che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, cioè riportare i fatti”.
Queste parole sono state interpretate come un attacco implicito al giornalismo italiano, provocando la reazione immediata della sindaca e alimentando il dibattito politico sulla opportunità di concedere la cittadinanza onoraria.
L’atto di conferimento, presentato lo scorso luglio dal leader di Spc Dmitrij Palagi, approderà prossimamente in commissione. Palagi precisa che il riconoscimento non riguarda le opinioni di Albanese, ma il suo lavoro a favore del popolo palestinese: “Un sostegno al suo operato e al rapporto di luglio 2025, non per il prestigio personale, ma perché Firenze, città operatrice di pace, deve rimanere sul merito delle questioni”.
Il Pd, nel frattempo, prepara un emendamento per “alleggerire” il testo originario e cercare un compromesso politico. Italia Viva rimane sulle barricate, mentre Avs-Ecolò contrattacca, sottolineando presunti contrasti di coerenza politica dei membri di IV legati ai rapporti con l’Arabia Saudita, in relazione all’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi.
Il dibattito si è acceso anche sulle parole di attacco rivolte da Francesca Albanese a figure istituzionali come la senatrice Liliana Segre. I consiglieri di IV, Francesco Casini e Grazzini, definiscono “assurdo” concedere onorificenze a chi ha rivolto parole ritenute vergognose sulla sopravvissuta alla Shoah, sottolineando la necessità di mantenere Firenze come città simbolo di pace, non di estremismi.
Avs-Ecolò, attraverso i consiglieri Arciprete, Graziani e Pizzolo, ha replicato alle critiche: “Rispondere alle frasi di Albanese parlando dell’Arabia Saudita significa fraintendere la politica estera. Il nostro impegno è per una soluzione due popoli-due Stati, nella pace e nel dialogo”.
Il percorso della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese appare quindi interrotto, almeno per il momento, in un contesto politico estremamente delicato. La vicenda mette in luce come le decisioni istituzionali possano intrecciarsi con questioni di politica interna e internazionale, generando un dibattito che va oltre la singola figura della relatrice Onu.
Firenze si trova così a gestire una contesa che tocca la libertà di stampa, la memoria storica, la politica internazionale e le sensibilità dei propri cittadini, mantenendo aperta la riflessione sul ruolo delle istituzioni nell’equilibrio tra riconoscimento di meriti professionali e coerenza etica e simbolica della città.





