Una detenuta è morta nella notte, in circostanze ancora da chiarire, all’interno della sezione femminile del carcere di Rebibbia. A scoprire il corpo senza vita sono stati gli agenti della polizia penitenziaria, che hanno immediatamente avviato gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Saranno le indagini interne a stabilire le cause del decesso e a verificare eventuali responsabilità o criticità nella gestione dell’emergenza.
A seguito dell’accaduto sono stati rinviati a data da destinarsi i “Giochi della Speranza”, iniziativa promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dalla rete di magistrati “Sport e Legalità”. L’evento, pensato per promuovere lo sport come strumento di inclusione e reinserimento all’interno del contesto carcerario, avrebbe dovuto coinvolgere numerosi partecipanti provenienti da diversi istituti. Al loro ingresso nel penitenziario si terrà invece un momento di raccoglimento in memoria della donna deceduta.
La vicenda arriva a pochi giorni dalla visita a sorpresa del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il 10 dicembre aveva incontrato detenute e personale della Casa Circondariale femminile di Rebibbia. In quell’occasione il Capo dello Stato aveva richiamato l’attenzione sulle condizioni critiche di molti istituti penitenziari italiani, sottolineando la necessità di valorizzare il ruolo delle strutture detentive per garantire prospettive di recupero, ripresa e rinascita. Mattarella aveva parlato della presenza, in alcuni casi, di condizioni totalmente inaccettabili, segnate dall’assenza di attività rieducative e di spazi adeguati alla dignità della persona.
Durante la visita il Presidente aveva assistito anche a una rappresentazione teatrale ispirata a “Le città invisibili” di Italo Calvino, occasione nella quale aveva ricordato il valore dell’ordinamento penitenziario italiano, approvato cinquant’anni fa. Una riforma che aveva rappresentato una svolta, introducendo il rifiuto di trattamenti contrari al senso di umanità e riaffermando il fine rieducativo della pena, oltre a promuovere la creazione di opportunità di socializzazione e percorsi concreti di reinserimento.
Le autorità attendono ora i risultati delle indagini per fare piena luce sulla morte della detenuta e per valutare eventuali interventi necessari a garantire sicurezza, tutela e dignità all’interno dell’istituto.





