L’aula del tribunale di Pavia si è trasformata stamane nel fulcro di una pressione mediatica altissima. Tra telecamere e taccuini, si è consumato l’ultimo atto dell’incidente probatorio sul delitto di Garlasco, un caso che, a distanza di anni, continua a cercare risposte definitive. A sorpresa, tra i presenti è apparso anche Alberto Stasi, il 42enne già condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Accompagnato dai suoi legali, Stasi ha scelto il silenzio, limitandosi a manifestare – per voce del suo avvocato – “rispetto e interesse” verso l’autorità giudiziaria.
Al centro dello scontro legale c’è il materiale genetico maschile trovato sotto le unghie di due dita di Chiara. La perizia affidata dal GIP alla genetista Denise Albani ha riacceso i riflettori su Andrea Sempio, il giovane la cui posizione è stata riaperta proprio a seguito degli accertamenti difensivi dei legali di Stasi.
Secondo la relazione della Albani, i profili estratti presentano una compatibilità definita “moderatamente forte” in un caso e “moderata” nell’altro con la linea paterna di Sempio. Tuttavia, la scienza si ferma davanti al dubbio metodologico: la perizia ammette che è impossibile stabilire con rigore se quelle tracce siano “sotto o sopra” l’unghia, né se il trasferimento sia avvenuto per contatto diretto o tramite un oggetto (trasferimento mediato).
L’udienza ha evidenziato una profonda spaccatura tra le parti in causa:
La Difesa di Alberto Stasi: Per gli avvocati Giada Boccellari e Antonio Derensiis, la perizia Albani è una vittoria. Sostengono che i risultati confermino le loro tesi iniziali sulla compatibilità di Sempio, elementi che avevano portato alla riapertura dell’inchiesta.
La Difesa di Andrea Sempio: Gli avvocati Taccia e Calatiotti hanno invece sferrato un attacco alla solidità scientifica del test, definendolo inaffidabile poiché basato su dati del 2014 “non consolidati”. Per loro, il dubbio sulla natura del trasferimento (diretto o indiretto) svuota di significato la prova.
La Famiglia Poggi: I legali della vittima mantengono una linea di estrema cautela. Per i loro consulenti, una perizia basata su basi scientifiche incerte non aggiunge nulla di nuovo alla verità processuale che ha già visto condannato Stasi.
Oltre al DNA, l’udienza ha toccato altri punti critici che potrebbero alimentare un eventuale processo bis. Si è parlato delle telefonate a vuoto di Sempio a Marco Poggi (fratello di Chiara) e del mistero dello scontrino del parcheggio di Vigevano, che Sempio portò a sua difesa ma che per l’accusa non gli apparterrebbe.
Resta infine l’incognita della “Traccia 33”, un frammento biologico trovato su un muro della villetta. La difesa dei Poggi ha chiesto di includerla nell’incidente probatorio, ma la richiesta si scontra con un ostacolo materiale: quel pezzo d’intonaco “grattato” risulta mancante dai reperti dell’inchiesta del 2017.
I risultati di questa udienza entreranno ufficialmente come prova. La Procura di Pavia sembra ora orientata verso la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio. Sarà un giudice a stabilire se quel DNA “incerto” e le incongruenze sugli orari siano sufficienti per riaprire una delle pagine più drammatiche della cronaca nera italiana.





