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Arresto del presidente dei “Palestinesi in Italia”, Piantedosi: «Grande risultato investigativo, allerta costante senza allarmismi»

L’operazione che ha portato all’arresto di Mohammad Hannoun, presidente dei “Palestinesi in Italia”, rappresenta «un grande risultato investigativo» ed è «la conferma concreta dell’impegno che il nostro apparato di sicurezza sta profondendo nel fronteggiare ogni possibile rischio terroristico». A dirlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sottolineando come il Paese sia «in allerta costante», ma «senza cedere all’allarmismo».

L’indagine, ha spiegato il titolare del Viminale, si è concentrata sul tema dei finanziamenti ad Hamas, seguendo l’insegnamento del giudice Giovanni Falcone: «Oggi più che mai è un caposaldo delle strategie investigative per fronteggiare e sconfiggere le attività di organizzazioni criminali e terroristiche». Un approccio che punta a colpire i flussi economici ritenuti fondamentali per il sostegno operativo dei gruppi estremisti.

In un’intervista a QN, Piantedosi ha precisato che, «pur con la doverosa presunzione di innocenza», l’inchiesta avrebbe «squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno finanziario e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista».

Sul possibile rischio di infiltrazioni terroristiche nelle manifestazioni pro-Palestina, il ministro è stato netto: «Questo rischio c’è, è sondato dagli investigatori e bisogna stare molto attenti». Gli arrestati, secondo Piantedosi, rientrerebbero in «un’area grigia» in cui iniziative di sostegno alla causa palestinese possono «qualche volta mascherare attività di vero e proprio sostegno alle azioni terroristiche». Si tratterebbe, ha aggiunto, di persone «molto attive nell’ambito delle manifestazioni che ci hanno impegnato nei mesi trascorsi».

Alle parole del Viminale hanno fatto seguito le reazioni delle comunità palestinesi in Italia. In una nota, queste hanno espresso «piena fiducia nella magistratura italiana» e «profonda preoccupazione» per una vicenda che «rischia di assumere i contorni di un’azione repressiva nei confronti del movimento palestinese e della solidarietà con la Palestina». Da qui l’appello al rispetto «dei principi fondamentali dello Stato di diritto», affinché siano garantite «trasparenza, imparzialità e piena tutela dei diritti di tutte le persone coinvolte».

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