Sarebbe un rischio grave, anzi un vero e proprio “ulteriore trauma”, l’eventuale allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi tre figli, ospiti dal 20 novembre scorso in una casa famiglia a Vasto, in provincia di Chieti, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. A lanciare l’allarme è la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, intervenuta dopo la notizia secondo cui la tutrice Maria Luisa Palladino e gli assistenti sociali starebbero valutando la possibilità di impedire il contatto tra la 43enne australiana e i bambini di 6 e 8 anni.
Secondo la Garante, l’ipotesi di un nuovo allontanamento sarebbe difficilmente immaginabile e soprattutto dannosa per i minori. In una nota ufficiale, Terragni sottolinea come, qualunque sia l’atteggiamento della madre, non si possa infliggere ai bambini un ulteriore trauma dopo quello già vissuto con il prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso. Un’interruzione del rapporto con la mamma, avverte, potrebbe avere conseguenze serie sulla salute psicologica ed emotiva dei piccoli, mentre il loro superiore interesse deve restare il punto fermo di ogni decisione che li riguarda.
L’ipotesi di impedire o limitare i contatti, attualmente previsti tre volte al giorno, sarebbe maturata nelle scorse settimane a causa di un atteggiamento ritenuto “rigido e poco collaborativo” da parte di Catherine Birmingham all’interno della casa famiglia di Vasto. Secondo assistenti sociali e responsabili della struttura, la donna direbbe “no a tutto” e faticherebbe a trovare una mediazione, al punto da essere considerata un ostacolo al percorso dei figli. Una valutazione che, tuttavia, per la Garante non può giustificare una misura così drastica come l’allontanamento della madre.
Marina Terragni affronta anche il tema delle perizie psichiatriche disposte dal tribunale per entrambi i genitori, necessarie a verificare la loro effettiva idoneità genitoriale. Il termine fissato per il deposito dei risultati è di 120 giorni, un tempo che la Garante giudica eccessivo se rapportato alla vita dei bambini. Quattro mesi, a cui si sommano i quasi due già trascorsi in casa famiglia, rappresentano per i minori un’attesa infinita, in una fase delicata del loro sviluppo.
La Garante ricorda infine che quello dei minori Trevallion non è nemmeno uno dei casi più gravi, dal momento che esistono situazioni in cui la permanenza dei bambini in struttura supera ampiamente, a causa di proroghe, il limite massimo di 24 mesi previsto dalla legge. Un quadro che rende ancora più urgente, secondo Terragni, mantenere al centro di ogni scelta la tutela dei legami affettivi e il benessere psicologico dei minori.





