La Corte di Cassazione chiude la porta alla richiesta di un nuovo incidente probatorio nel caso della morte di Liliana Resinovich. La prima sezione penale, presieduta da Giacomo Rocchi, ha infatti dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dall’avvocato Paolo Bevilacqua, difensore di Sebastiano Visintin, marito della donna. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza depositata il 18 novembre 2025.
Il legale chiedeva che venisse disposta una nuova perizia medico-legale attraverso le forme dell’incidente probatorio, per chiarire cause, modalità e data della morte di Liliana, oltre al luogo di permanenza del corpo, alla luce dei diversi esiti delle consulenze effettuate nel corso delle indagini preliminari. Una richiesta che la Cassazione ha ritenuto priva di fondamento, confermando la decisione del Gip di Trieste che, lo scorso 30 giugno, aveva accolto l’istanza del pubblico ministero respingendo la perizia anticipata.
Secondo i giudici supremi, la doglianza della difesa è “manifestamente infondata”: il provvedimento del Gip non è abnorme e non si colloca al di fuori del sistema processuale. Per questo motivo, Sebastiano Visintin è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3mila euro alla Cassa delle Ammende.
Il caso Resinovich resta uno dei più controversi degli ultimi anni. Liliana, 63enne triestina, scomparve la mattina del 14 dicembre 2021. Il suo corpo fu ritrovato oltre venti giorni dopo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, chiuso in due grandi sacchi neri; la testa era avvolta in un sacchetto più piccolo, stretto con un cordino, elemento su cui si sono concentrate a lungo le indagini senza arrivare a una svolta definitiva.
In un primo momento la Procura aveva ipotizzato il suicidio, una tesi sempre respinta con forza dai familiari della donna. Con il cambio del pubblico ministero, l’inchiesta ha preso una direzione diversa e si è concentrata sull’ipotesi di omicidio. Visintin è stato iscritto nel registro degli indagati: secondo l’accusa, Liliana sarebbe stata strangolata dopo essere stata aggredita nel parco dell’ex ospedale psichiatrico, nei pressi di via Weiss. L’uomo, sempre secondo la ricostruzione della Procura, l’avrebbe colpita con afferramenti, compressioni, percosse e urti, provocandone la morte.
Sebastiano Visintin ha però sempre proclamato la propria innocenza. In occasione dell’anniversario della scomparsa della moglie, lo scorso dicembre, aveva ribadito la sua serenità: “Non devo dimostrare niente. So quello che ho vissuto con Liliana e so che siamo stati bene insieme. Se la giustizia avrà prove contro di me, io sono qui”.





