“Non ho colpe, non sono mie le responsabilità. Sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare”. Si è difeso così Jacques Moretti, proprietario del locale Constellation di Crans-Montana, nel lungo interrogatorio davanti a magistrati e avvocati che si è svolto martedì 20 gennaio e che è durato quasi dieci ore. Il locale è stato teatro della tragedia di Capodanno che ha causato 40 morti e 116 feriti.
Le dichiarazioni di Moretti, riportate dal Corriere della Sera, delineano una linea difensiva netta: secondo l’imprenditore, tutti i controlli di sicurezza effettuati prima della serata sarebbero risultati regolari. “Non potevo immaginare quello che è successo, i controlli erano andati bene”, ha ribadito. “Anche noi siamo vittime di quanto accaduto. Non sullo stesso piano dei morti e dei feriti, ma soffriamo profondamente anche noi”.
Nel corso dell’interrogatorio, Moretti ha affrontato punto per punto gli elementi finiti nel mirino della Procura. Sulle candele scintillanti portate in sala dalle cameriere sulle spalle dei colleghi ha spiegato: “Era una cosa che faceva lo staff, non una mia iniziativa. Non l’ho mai nemmeno proibita”. Quanto ai pannelli del soffitto, oggetto di contestazioni per il materiale utilizzato, ha affermato: “La schiuma l’ho comprata, ma nessuno mi aveva detto che fosse infiammabile. Nei controlli nessuno ha avuto da ridire”.
Anche su altri aspetti Moretti ha respinto ogni responsabilità diretta. La sedia che avrebbe ostruito un’uscita, secondo la sua versione, sarebbe stata posizionata “da un cliente il giorno prima”. La porta del piano terra trovata chiusa a chiave? “Era chiusa, sì, ma non so perché. In ogni caso era una porta di servizio, non un’uscita di sicurezza”.
Visibilmente provato, Moretti ha infine chiesto di interrompere l’interrogatorio: “In carcere non mangio e non dormo, sono stanchissimo. Non me la sento di proseguire domattina”. Per questo motivo non sarà ascoltato mercoledì 21 gennaio, giornata in cui è invece prevista l’audizione della moglie Jessica.
Nel frattempo emerge anche un altro fronte dell’inchiesta: l’ipotesi di una possibile fuga all’estero. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, Jacques e Jessica Moretti avrebbero contattato un’agenzia di jet privati per valutare l’eventualità di lasciare la Svizzera dopo la strage. L’informazione sarebbe contenuta in una lettera inviata alla Procura del Canton Vallese dall’avvocato della parte civile, Nina Fournier, che ha chiesto l’apertura di accertamenti per individuare l’eventuale compagnia aerea contattata. Proprio il rischio di fuga è uno dei motivi per cui Jacques Moretti si trova attualmente in custodia cautelare.
Accuse che l’imprenditore ha sempre respinto con fermezza. “Non ho mai pensato di fuggire, non mi ha neppure sfiorato”, aveva dichiarato nei giorni scorsi al giudice del Tribunale delle misure coercitive di Sion, Christian Roten. “La mia vita è qui, la mia famiglia e i miei amici sono qui. Amo troppo la mia famiglia per metterli in pericolo con un’azione del genere”.
Jacques e Jessica Moretti sono accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo. Nei prossimi giorni potrebbe essere valutata la scarcerazione di Jacques Moretti dietro il pagamento di una cauzione di 200mila franchi svizzeri, pari a circa 215mila euro. Le indagini sulla tragedia, intanto, proseguono.





