Un poliziotto è indagato per omicidio volontario dopo aver sparato e ucciso un giovane nordafricano di 28 anni nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio nel quartiere Rogoredo di Milano. Durante l’interrogatorio reso al pm Giovanni Tarzia, l’agente ha raccontato di aver intimato al ragazzo di fermarsi, ma che questi si sarebbe avvicinato puntandogli contro una pistola, poi risultata a salve. «Ho avuto paura e ho sparato per difendermi», ha dichiarato, sottolineando che si è trattato di una reazione di legittima difesa. Il colpo ha raggiunto il giovane alla fronte, causando la morte immediata; i soccorritori del 118 non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
Il caso ha già acceso il dibattito politico. Il leader della Lega Matteo Salvini si è schierato a favore dell’agente, parlando di «solidarietà alle donne e agli uomini in divisa», mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato alla prudenza: «Le autorità competenti vaglieranno il caso, ma non ci saranno scudi immunitari». Reazioni più caute arrivano dal centrosinistra, con il leader M5S Giuseppe Conte che ha preferito non commentare il singolo episodio, pur sottolineando le criticità generali sulla sicurezza.
L’avvocato del poliziotto, Pietro Porciani, ha ribadito la tesi della legittima difesa, sostenendo che le circostanze del caso ne rappresentano un chiaro esempio.





