La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto la settimana a Palazzo Chigi con un vertice di governo dedicato alle recenti minacce all’ordine pubblico e alla definizione delle nuove misure contenute nel decreto sicurezza. Alla riunione, svoltasi nelle scorse ore, hanno partecipato i vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani, collegato da Palermo, e Matteo Salvini, insieme ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Difesa Guido Crosetto e della Giustizia Carlo Nordio.
Al centro dell’incontro, l’accelerazione sul pacchetto sicurezza allo studio da settimane e il quadro normativo che l’esecutivo intende portare a breve all’esame del Consiglio dei ministri. Restano ancora da chiarire nel dettaglio i contenuti del decreto, ma da Palazzo Chigi è arrivato un segnale politico forte: l’appello alle opposizioni per una risoluzione unitaria sul tema della sicurezza.
In una nota ufficiale, la premier e il governo hanno ribadito “il pieno sostegno alle forze dell’ordine” e, alla luce anche delle recenti dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, hanno invitato le opposizioni a una “stretta collaborazione istituzionale”. I capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre una risoluzione condivisa, che potrebbe essere votata già nei prossimi giorni, in occasione delle relazioni del ministro Piantedosi in Parlamento.
Sul vertice è intervenuto anche il senatore Maurizio Gasparri, confermando che il governo sta mettendo a punto provvedimenti che saranno esaminati dal Consiglio dei ministri previsto entro la settimana. Antonio Tajani, riferendosi agli scontri e alle tensioni registrate in alcune manifestazioni, ha tracciato un parallelismo con il mondo del calcio: “Così come si impedisce agli ultrà violenti di andare allo stadio, bisogna impedire agli ultrà politici violenti di partecipare alle manifestazioni, con norme adeguate, per garantire la sicurezza dei cittadini, dei commercianti e delle forze dell’ordine”. Tajani ha però ribadito che la libertà di manifestazione resta un principio intoccabile.
L’attualità, e in particolare gli episodi di tensione degli ultimi giorni, sta spingendo l’esecutivo ad accelerare sull’intero pacchetto sicurezza, oggetto anche di interlocuzioni con il Quirinale. Alcune misure inizialmente ipotizzate per il decreto, come la stretta sul porto dei coltelli per contrastare la violenza giovanile, potrebbero però confluire in un disegno di legge separato.
Sul fronte politico, Matteo Salvini ha espresso fiducia in un intervento “corposo”, che includa norme a tutela delle forze dell’ordine, come l’esclusione dell’iscrizione automatica nel registro degli indagati in caso di legittima difesa, oltre allo sgombero più rapido degli immobili occupati, la stretta sui ricongiungimenti familiari e il fermo preventivo per manifestanti ritenuti pericolosi. Proprio su questo punto, il leader leghista ha parlato della possibilità di estendere il fermo fino a 48 ore, rispetto alle 12 ore previste nelle prime bozze.
Il cosiddetto fermo di prevenzione consentirebbe di trattenere temporaneamente persone sospettate di rappresentare un rischio per il pacifico svolgimento delle manifestazioni, sulla base di elementi concreti come il possesso di armi, oggetti atti a offendere o strumenti per camuffare il volto. Una misura che, secondo Salvini, diventa ancora più rilevante in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina: “L’Italia sarà sotto gli occhi del mondo e bisogna fare di tutto per prevenire qualsiasi forma di violenza”.
Il decreto sicurezza è atteso ora al vaglio del Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. Dal suo contenuto dipenderà non solo la risposta del governo alle tensioni di queste settimane, ma anche il confronto politico con le opposizioni su uno dei temi più delicati dell’agenda nazionale.





