È passata poco più di un’ora dall’accaduto, ma le emozioni sono ancora forti. Madame Gulcin, madre di Taylan Kaya, il 18enne morto nel rogo del discobar Constellation la notte di Capodanno a Crans, si trova nella mensa della Hes-So, trasformata da giorni in una sorta di «sala stampa», a pochi passi dalla sala convegni dove si stanno svolgendo gli interrogatori.
La donna appare visibilmente provata, spesso in lacrime. Sulle prime non vuole rilasciare dichiarazioni, ma alla fine, tra silenzi e respiri profondi, accetta di parlare. «Perché ho partecipato alla contestazione a Jacques e Jessica Moretti?», le chiediamo. La risposta è immediata: «Perché voglio, anzi vogliamo, verità e giustizia».
E sul momento in cui ha affrontato i due proprietari del locale, tra strattoni, insulti e inseguimenti, Gulcin non nasconde il dolore e la rabbia. «Cosa provo per loro? Rabbia. Unicamente rabbia», confessa, mentre ricorda quei cinque minuti di terribile intensità durante i quali il Corso e sua moglie sono stati bersaglio delle manifestazioni di dolore e di rabbia dei familiari delle vittime.
Stremata, Madame Gulcin racconta anche la difficoltà di vivere questi momenti di confronto diretto con chi era al comando del locale quella tragica notte. «Stamattina? È stato un momento durissimo», aggiunge, lasciando trasparire tutta la forza e la disperazione di una madre che cerca risposte dopo la perdita del proprio figlio.





