La Corte d’Appello di Perugia ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, per uno dei proprietari del terreno dove nel luglio di otto anni fa morì un uomo di 77 anni caduto in un pozzo artesiano non messo in sicurezza. L’episodio avvenne a Tuoro sul Trasimeno, in provincia di Perugia.
La vittima, un cittadino albanese, si era introdotta nell’appezzamento di terra per raccogliere delle more quando precipitò nel pozzo abbandonato, privo di protezioni e coperture. L’incidente si rivelò fatale.
Con la sentenza n. 533/2025, la Corte d’Appello ha confermato quanto già stabilito in primo grado. L’udienza davanti ai giudici di secondo grado si è tenuta il 19 settembre 2025, mentre il deposito della sentenza è avvenuto il 29 ottobre dello stesso anno. Durante il primo processo era stato invece assolto il fratello dell’imputato, comproprietario del fondo.
Nelle motivazioni i giudici spiegano che risponde del reato di omicidio colposo il proprietario di un terreno che, per negligenza, imprudenza o imperizia, ometta di mettere in sicurezza un pozzo abbandonato. In particolare, viene contestato il mancato riempimento e sigillo del pozzo, l’assenza di una chiusura protettiva, la mancata pulizia dalla vegetazione e l’assenza di misure per renderlo inaccessibile.
Nel caso specifico, secondo la Corte, il comproprietario del terreno non avrebbe adottato le necessarie misure di sicurezza: il vecchio pozzo si trovava infatti senza parapetti né copertura. Una situazione che ha causato la caduta e la morte dell’anziano.
Il Collegio ha respinto anche le argomentazioni della difesa, secondo cui il terreno fosse recintato e la vittima si fosse introdotta senza il consenso dei proprietari. Per i giudici la recinzione risultava infatti precaria e facilmente superabile, elemento che non esclude la responsabilità del proprietario per la mancata messa in sicurezza del pozzo.
Fonte foto – Il Messaggero





