Qualche minuto dopo la mezzanotte di martedì 10 marzo, i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato un terremoto di magnitudo 5.9 al largo della costa campana. L’evento, particolarmente raro per l’area, è avvenuto a una profondità di circa 414 km, molto al di sotto delle comuni profondità sismogenetiche dei terremoti italiani, che si verificano prevalentemente nella crosta superiore.
Secondo quanto riportato dall’Ingv, questo tipo di terremoti profondi è legato a processi geologici tipici del Tirreno meridionale. La presenza di uno “slab” di litosfera oceanica che sprofonda nel mantello terrestre da milioni di anni determina una sismicità che, pur frequente lungo la Calabria e la Sicilia, è meno comune al largo della Campania. Eventi simili negli ultimi 40 anni hanno raggiunto magnitudo fino a 5.8, con profondità comprese tra 221 e 481 km. La grande profondità dei fenomeni contribuisce a ridurre l’impatto delle onde sismiche sul territorio.
Nonostante ciò, il terremoto è stato avvertito in diverse regioni d’Italia. Dai primi questionari raccolti dall’Ingv, circa 130 compilati sul sito dedicato, emerge che i risentimenti macrosismici sono stati percepiti fino al III–IV grado della scala MCS, segnalando un leggero scuotimento anche a distanza.
L’Ingv continua a monitorare l’area, sottolineando come, grazie alla profondità dell’evento, non si registrino danni significativi al territorio, ma resta alta l’attenzione per eventuali repliche o fenomeni sismici correlati.





