La direttrice generale dell’ospedale Monaldi, Anna Iervolino, respinge le richieste di dimissioni e rivendica con decisione il proprio operato nella gestione della vicenda legata alla morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo un trapianto cardiaco finito al centro di un’inchiesta. Parla di una storia che l’ha segnata profondamente sul piano umano, ma esclude qualsiasi passo indietro, sostenendo di aver agito con correttezza fin dall’inizio e di aver informato tempestivamente gli uffici regionali.
Al centro delle sue dichiarazioni emerge anche una frattura interna all’ospedale, in particolare con il primario Guido Oppido. Iervolino afferma di essere stata tradita proprio nella gestione del caso Domenico, lasciando intendere che le responsabilità operative non ricadrebbero sulla direzione generale ma su chi era direttamente coinvolto nelle scelte cliniche.
La morte del bambino resta oggetto di un’indagine complessa, che punta a chiarire eventuali errori lungo tutta la catena del trapianto, dal prelievo dell’organo fino all’intervento chirurgico. Tra gli aspetti sotto esame ci sono anche le condizioni del cuore al momento dell’arrivo in sala operatoria e le decisioni prese in una situazione descritta come critica e ad alta tensione.
Sul piano istituzionale, la Regione ha avviato verifiche sulla struttura. Iervolino respinge l’idea di un commissariamento e ribadisce la piena disponibilità a ogni forma di controllo, sostenendo che la trasparenza sia nell’interesse dell’ospedale stesso. La sua linea è quella di distinguere tra responsabilità amministrative e cliniche, difendendo l’operato della direzione.
Il caso si inserisce in un contesto già difficile per il Monaldi, segnato da tensioni interne e criticità organizzative. La vicenda del piccolo Domenico ha amplificato queste fragilità, portando alla luce problemi che ora sono al vaglio delle autorità competenti.
Mentre le indagini proseguono, la direttrice resta ferma sulla sua posizione, determinata a non lasciare l’incarico e a collaborare con chi sta cercando di ricostruire quanto accaduto. Rimane aperto il nodo delle responsabilità e il tentativo di capire in quale punto si sia verificato il fallimento che ha portato a un esito così tragico.





