«Ciampa era un personaggio che aspettava da vent’anni il suo vero interprete». Con tali lusinghiere parole Luigi Pirandello, nel febbraio del 1936, esprimeva il proprio apprezzamento per Eduardo De Filippo. Avendo assistito, a Napoli, alle prove de Il berretto a sonagli della compagnia dei fratelli De Filippo, il drammaturgo siciliano rimase rapito dalla bravura di Eduardo, capace di oscurare quella di Angelo Musco, che anni addietro aveva indossato i panni del protagonista della pièce pirandelliana.
Da quel momento altri grandi artisti italiani avrebbero prestato il volto a Ciampa: bastino i nomi di Salvo Randone, Paolo Stoppa, Gabriele Lavia. E ognuno di questi avrebbe caratterizzato l’ambiguo personaggio, lasciando il proprio segno con una interpretazione memorabile.
Lo scorso 19 marzo, al teatro Mercadante di Napoli, i numerosi spettatori hanno avuto la fortuna di assistere a un’altra valida performance, quella di Silvio Orlando, per la regia di Andrea Baracco.
La vicenda de Il berretto a sonagli è alquanto nota. Gelosa e vendicativa, la signora Beatrice vuol mettere in piazza la tresca amorosa fra il marito, il cavalier Fiorica, e la moglie del suo scrivano, Ciampa. Quest’ultimo, che è a conoscenza dei fatti e che tollera la situazione per preservare la rispettabilità, cerca di evitare che si giunga alla denuncia. Prova, quindi, a persuadere la signora Beatrice a girare la corda “seria”, quella che fa ragionare ed evita i disastri. Decisa a rendere pubblico il tradimento del consorte, la donna lascia invece libero sfogo alla corda “pazza” e fa scoppiare lo scandalo.
Ma cosa è il berretto a sonagli e cosa c’entra con una storia di adulterio e di ritorsioni? È il copricapo del matto. A detta di Pirandello, l’unico modo per incontrare la verità è mettersi in testa il cappello della follia.
Particolarmente funzionale a questo concetto pirandelliano appare il personaggio di Beatrice, l’unico ingranaggio stonato dell’assurda e perenne commedia dell’esistenza. Disposta a scompaginare un equilibrio fondato sull’ipocrisia e l’apparenza, Beatrice è disposta a gridare allo scandalo e a rovinare la reputazione del proprio marito, integerrimo e onorabile gentiluomo, e quello della sua amante. Ma la povera donna non ha fatto i conti con il consorte della fedigrafa, non ha calcolato le conseguenze e i danni collaterali. Difatti Beatrice, l’unica a non aver vestire i panni del pupo, sarà destinata a diventare fantoccio anche lei.
In questo testo dal sapore grottesco, dove si fondono riso e pianto, Pirandello riversa gran parte della sua poetica e della sua ideologia: la frammentazione dei personaggi, che si scoprono “uno, nessuno e centomila”. Una svolta rispetto al teatro naturalistico borghese, che lascia già presagire la rottura totale con la drammaturgia e le forme sceniche tradizionali.
L’allestimento dello spettacolo del Mercadante è apparentemente minimalista. Alle spalle degli attori in scena due panche bianche, una parete color avorio, due uscite laterale e una enorme vetrata rettangolare. Con lo scorrere del tempo e con l’avvicendarsi dei personaggi in scena, tuttavia, lo specchio si colora, di arancio, di giallo, mentre dall’alto calano abiti femminili e maschili, capi di abbigliamento sospesi a un filo che sembrano prendere forma di pupi. «Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Ma capita che poi il pupo, esce dai confini, vuole farsi rispettare per la parte che deve rappresentare fuori». Parola di Ciampa.
Con un’interpretazione intensa che oscilla tra il tragico e il comico e con una venatura frizzante rispetto ai Ciampa già visti nei decenni passati sui palcoscenici, Silvio Orlando tiene il pubblico ostaggio di una costante tensione liberandolo soltanto nell’epilogo, quando lo scrivano accantona la maschera impassibile, sfodera un volto tra il dilatarsi e l’esplodere e si contorce come un tarantolato, da solo in scena, nella amarissima risata finale. Tutto questo mentre alle sue spalle, dietro al vetro, gli altri sette personaggi assumono l’espressione e la postura di fantocci, anzi di pupi.
IL BERRETTO A SONAGLI di Luigi Pirandello regia Andrea Baracco
con Silvio Orlando e con Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti
scena Roberto Crea
costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis
sound designer Giacomo Vezzani
revisione linguistica Letizia Russo e Andrea Baracco
aiuto regia Andrea Lucchetta d
direttore tecnico Luigi Flammia
datore luci Christian Pizzingrilli
fonici Alberto Luciani e Gianrocco Bruno
sarta Piera Mura macchinista Filippo Canfori
segretaria di compagnia Chiara Pazzini
amministrazione di produzione Mary Salvatore
management Federico Corona direzione generale Maria Laura Rondanini
una produzione Cardellino srl in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria,
A cura di Ciro Borrelli






