Scossone ai vertici di Forza Italia. Maurizio Gasparri si prepara a lasciare la guida del gruppo al Senato, aprendo una fase di transizione delicata per il partito azzurro. L’annuncio, anticipato nelle ore precedenti, è arrivato con l’ordine del giorno della riunione convocata a Palazzo Madama per il pomeriggio: tra i punti figura esplicitamente la voce “dimissioni del presidente ed elezione del nuovo capogruppo”. Un passaggio formale che certifica una decisione ormai maturata, anche alla luce della raccolta firme sottoscritta da 14 dei 20 senatori del gruppo.
Alla base del passo indietro vi sarebbe la gestione della campagna referendaria sulla giustizia, giudicata da una parte significativa del partito e dei parlamentari eccessivamente aggressiva nei toni. Una linea che, secondo i critici interni, avrebbe contribuito ad allontanare una fetta dell’elettorato moderato, tradizionalmente vicino alle posizioni garantiste care a Forza Italia e al suo fondatore Silvio Berlusconi. Proprio il referendum sulla separazione delle carriere rappresentava una battaglia identitaria per il partito, sostenuta con forza anche dai figli del Cavaliere, Pier Silvio e Marina Berlusconi.
Le dimissioni di Gasparri si inseriscono in un quadro più ampio di riorganizzazione politica. Dopo l’esito deludente della consultazione referendaria, la presidente del Consiglio ha avviato una fase di riassetto che ha già coinvolto diversi esponenti dell’area di governo: dal sottosegretario Andrea Delmastro alla capo di gabinetto al ministero della Giustizia Bartolozzi, fino all’uscita, non senza tensioni, di Daniela Santanchè. Ora il cambiamento investe direttamente anche i gruppi parlamentari.
Per la successione al Senato, il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Stefania Craxi, figura di peso e con un profilo istituzionale consolidato. La sua eventuale nomina comporterebbe anche un riassetto negli incarichi parlamentari, in particolare alla guida della commissione Esteri di Palazzo Madama. La sua ascesa viene letta come un segnale di continuità ma anche di riequilibrio interno, in linea con la strategia di rinnovamento indicata dal segretario Antonio Tajani.
Non è però solo il Senato a essere attraversato da tensioni. Anche alla Camera dei deputati la posizione del capogruppo Paolo Barelli appare meno solida rispetto al passato. Tuttavia, un eventuale cambio al vertice del gruppo di Montecitorio si presenta più complesso: i numeri, infatti, giocano a favore dell’attuale leadership. Con 54 deputati complessivi, la componente fedele a Barelli resta maggioritaria, rendendo difficile un’immediata sostituzione.
Il partito si trova dunque davanti a un passaggio cruciale. La fase che si apre non riguarda soltanto i nomi, ma la ridefinizione della linea politica e della strategia comunicativa. Il referendum sulla giustizia, da sempre terreno simbolico per Forza Italia, si è trasformato in un banco di prova che ha messo in evidenza divisioni e fragilità. Il cambio al Senato potrebbe rappresentare il primo passo di un riassetto più profondo, destinato a incidere sugli equilibri interni e sul ruolo del partito nella maggioranza di governo.





