Quando si riadatta una commedia senza tempo, come “Le allegre comari di Windsor”, unica opera di William Shakespeare ambientata in Inghilterra, ci si sottopone inevitabilmente a un confronto e si manifesra una certa dose di coraggio. E di coraggio ne ha avuto Mariano Baudin, regista e adattatore, nel misurarsi con il più grande drammaturgo di sempre. Certo, restando nei confini nazionali, i confronti non sono poi tantissimi, tenendo conto che l’opera shakespeariana non conta molte rappresentazioni nostrane. C’è la recente “Falstaff a Windsor”, adattamento di Ugo Chiti, con Alessandro Benvenuti nei panni del protagonista, ma poco più. Non stiamo certo parlando di commedie di successo come “Molto rumore per nulla” o “Sogno di una notte di mezza estate”, stra-rappresentate fino alla “nausea”. Adattare un classico come questo, che mescola l’epoca d’oro elisabettiana con la musica rock dei meravigliosi anni Sessanta londinesi, esige una sottile e “buona” irriverenza.

Ma partiamo dalle origini. “Le allegre comari di Windsor”, che sembrano prendere spunto dalla novellistica boccacciana, non sarebbero mai nate dalla penna di Shakespeare se “Enrico IV”, scritto qualche anno prima dallo stesso, non avesse fatto breccia nel cuore dei londinesi e – pare – della regina Elisabetta in persona, soprattutto per il personaggio di Falstaff. Anziano, grasso e squattrinato, praticamente l’antitesi del seduttore, capo di una combriccola di beoni, tavernieri, ladruncoli e nullafacenti, Falstaff entra nella vita del giovane principe Enrico, che si lega talmente tanto a lui da nominarlo capitano. Ma durante una battaglia il nostro anti-eroe mostrerà la sua pavidità, fingendosi morto. Ebbene, questo losco figuro diviene il protagonista della nuova commedia.
Personaggio insolito per la letteratura e il teatro di quei tempi, Falstaff è doppiamente divertente, perché fa ridere gli altri ma al contempo suscita la derisione di chi gli sta intorno, come le due comari, Mrs Ford e Mrs Page, che si fingono entrambe innamorate di lui. Interessato più al loro patrimonio che alla loro persona, Falstaff invia a entrambe la medesima lettera, non prevedendo che le donne si confronteranno e finiranno con l’allearsi contro di lui. Raggiri e inganni si susseguono continuamente, al punto che nello snodarsi della vicenda Falstaff verrà beffato almeno tre volte. Innanzitutto sarà rinchiuso all’interno di una cesta e gettato nel Tamigi dai servi della signora Ford. Poi verrà picchiato dal signor Ford, che lo scambierà per una vecchia serva. Infine, sarà schernito da tutti i personaggi, travestiti da elfi e folletti del bosco. E le beffe non si limitano a Falstaff. Anche i coniugi Page, che non riusciranno a coronare il loro sogno, vedere la propria figlia Anne sposata a un ricco dottore francese, si sentiranno presi in giro quando la giovane obbedirà al cuore e opterà per il bello ma spiantato Fenton.
Nello spettacolo andato in scena lo scorso 16 aprile al teatro “San Ferdinando” di Napoli, il ruolo del goffo protagonista è toccato a un sorprendente Paolantoni, tornato al teatro di prosa dopo molti anni. Ottima anche la prova di Ciro Capano, che ha avuto modo di mostrare la potente gamma vocale nelle vesti dell’irascibile e gelosissimo marito di Mrs Ford. Convincente pure il restante parterre di attori, in particolare Lello Giulivo.Eppure l’esibizione non convince del tutto. Stucchevoli alcune performance canore, in certi casi troppo prolungate, in altri non funzionali. L’impressione è che lo scopo sia quello di riempire dei vuoti: un limite che impedisce di promuovere la rappresentazione a pieni voti.
𝙇𝙀 𝘼𝙇𝙇𝙀𝙂𝙍𝙀 𝘾𝙊𝙈𝘼𝙍𝙄 𝘿𝙄 𝙒𝙄𝙉𝘿𝙎𝙊𝙍
di 𝗪𝗶𝗹𝗹𝗶𝗮𝗺 𝗦𝗵𝗮𝗸𝗲𝘀𝗽𝗲𝗮𝗿𝗲
adattamento, musiche e regia 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗕𝗮𝘂𝗱𝘂𝗶𝗻
con 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗣𝗮𝗼𝗹𝗮𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶, 𝗖𝗶𝗿𝗼 𝗖𝗮𝗽𝗮𝗻𝗼, 𝗟𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝘃𝗼, 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮, 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗠𝘂𝗿𝗮𝗻𝗼, 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼𝗹𝗼, 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗼𝗿𝘁𝗼, 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗗’𝗔𝗺𝗯𝗿𝗼𝘀𝗶𝗼, 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼𝗗𝗲𝗹 𝗚𝗮𝘂𝗱𝗶𝗼, 𝗘𝗻𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗗𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗶, 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗠𝗮𝗻𝘇𝗲𝗹𝗹𝗮, 𝗔𝗹𝗳𝗿𝗲𝗱𝗼 𝗠𝘂𝗻𝗱𝗼, 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗮𝘀𝗲𝗰𝗰𝗮
scene 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗥𝘂𝗯𝗲𝗿𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶
costumi 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝗻𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗯𝗼𝗻𝗲
disegno luci 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗗𝗶 𝗟𝗼𝗿𝗲𝗻𝘇𝗼
assistente alla regia 𝗟𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗚𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶
assistente alle scene 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗽𝗮𝗼𝗹𝗼 𝗦𝗮𝗹𝗶𝘀
assistente ai costumi 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗳𝗶𝘇𝘇𝗶 e 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗲𝘀𝗲
realizzazione scultura pancia 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗮 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗼𝗳𝗮𝗿𝗼 e 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗴𝗮𝗻𝗼
direttore di scena 𝗦𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗔𝗺𝗮𝘁𝘂𝗰𝗰𝗶
datore luci 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗠𝗲𝘀𝘀𝗶𝗻𝗮
fonico 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗻𝗮𝗿𝗼
capomacchinista 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗚𝗿𝗶𝗺𝗮𝘂𝗱𝗼
macchinista 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗗𝗶 𝗙𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼
sarta di scena 𝗔𝗻𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗮 𝗥𝗶𝘃𝗶𝗲𝗿𝗰𝗶𝗼
trucco 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗖𝘂𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮
assistente al trucco 𝗟𝘂𝗱𝗼𝘃𝗶𝗰𝗮 𝗣𝗮𝗴𝗮𝗻𝗼
produzione 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶 – 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲
si ringrazia la 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗶𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲𝗩𝗲𝗿𝗱𝗶 di Trieste
Recensione di Ciro Borrelli





