Sono rientrati nella serata di giovedì 21 maggio all’aeroporto di Fiumicino gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, fermati nei giorni scorsi dalle autorità israeliane durante la missione umanitaria nel Mediterraneo. Al loro arrivo in Italia, i partecipanti hanno raccontato episodi gravissimi che sarebbero avvenuti durante il fermo e il trasferimento sotto custodia israeliana.
Secondo le testimonianze raccolte, le violenze sarebbero iniziate già nelle fasi dell’abbordaggio delle imbarcazioni. “Noi siamo stati sotto tiro sin dalle prime fasi. Almeno due persone sono state colpite dai cecchini che prendevano la mira per fare male”, ha raccontato Marco, uno degli attivisti italiani rientrati nel Paese.
L’uomo ha spiegato che le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco sulle barche durante l’operazione di blocco della flottiglia. “Hanno iniziato a sparare sulle barche in fase d’abbordaggio. Poi, durante l’operazione, diverse persone hanno usato dei taser”, ha aggiunto.
Le accuse diventano ancora più pesanti nel racconto delle ore successive al fermo. Gli attivisti parlano infatti di pestaggi, torture fisiche e psicologiche e umiliazioni subite durante la detenzione. “Siamo stati fatti salire sulle prue delle barche per farci prendere acqua, poi quando siamo arrivati su quella che sembrava una sorta di campo di concentramento galleggiante le violenze sono continuate”, ha dichiarato uno dei partecipanti alla missione.
Secondo quanto riferito dagli attivisti, alcune persone sarebbero state picchiate brutalmente, mentre altre avrebbero riportato fratture e lesioni. “Ci pestavano selvaggiamente e ci dicevano ‘Welcome to Israel’”, hanno raccontato alcuni di loro. Tra le accuse più gravi emergono anche presunti abusi sessuali ai danni di alcune donne presenti sulla flottiglia.
Sul caso è intervenuto anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, che ha riferito di persone con costole rotte e donne molestate durante la detenzione. Gli attivisti hanno inoltre denunciato di essere stati trasferiti in aeroporto con manette ai polsi e catene alle caviglie.
Al centro delle polemiche c’è anche un video diffuso dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, nel quale alcuni partecipanti alla missione appaiono inginocchiati con le mani legate dietro la schiena. La Procura di Roma avrebbe deciso di acquisire il filmato per effettuare verifiche insieme alle testimonianze raccolte dagli attivisti rientrati in Italia.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiesto all’Unione Europea di valutare sanzioni nei confronti di Ben-Gvir. Le indagini dovranno ora chiarire quanto accaduto durante il fermo della flottiglia diretta verso Gaza.





