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Samurai Jay si confessa a Le Iene: il dramma dell’anoressia maschile e del bullismo

Dietro il successo e l’immagine spensierata che gli artisti portano sul palco si nascondono spesso ferite profonde e zone d’ombra mai del tutto cancellate. È il caso di Samurai Jay, pseudonimo del rapper ventiseienne Gennaro Amatore, autentica rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo 2026. Il cantante ha deciso di abbassare la guardia e mostrare il suo lato più fragile in un’intervista toccante rilasciata a Nicolò De Devitiis per Le Iene, accendendo i riflettori su un tema ancora fortemente stereotipato: i disturbi del comportamento alimentare nel genere maschile.

L’adolescenza tra bullismo e isolamento

Per raccontare la sua storia, l’artista ha svestito i panni da palcoscenico ed è tornato nei suoi luoghi d’origine, tra Mugnano di Napoli e le pendici del Vesuvio, chiedendo di essere chiamato semplicemente Gennaro. Attraverso i ricordi e le vecchie fotografie, il rapper ha descritto un’infanzia e un’adolescenza segnate da un grave senso di inadeguatezza. Gennaro si sentiva “grasso, strano e diverso” rispetto ai coetanei, una percezione di sé amplificata da feroci episodi di bullismo subiti sia a scuola sia per strada.

Il racconto si fa lucido e doloroso quando descrive le violenze fisiche subite: aggressioni sistematiche da parte di branchi di cinque o sei ragazzi che lo accerchiavano e lo picchiavano nell’indifferenza e nelle risate dei presenti. Davanti a quei pestaggi, l’artista ha confessato di essere sempre rimasto paralizzato dalla rabbia e dall’incredulità, senza mai reagire o restituire uno schiaffo.

La spirale dell’anoressia e della bulimia

Questo clima di isolamento e violenza ha inevitabilmente travolto il suo rapporto con il corpo e con il cibo. A 14 anni è iniziata una spirale distruttiva: nel giro di appena sei mesi, Gennaro è passato da un peso iniziale di 105 chili a perderne oltre 40, sviluppando una grave forma di anoressia e bulimia.

L’artista ha descritto i meccanismi tipici di queste patologie, come il fingere di mangiare davanti alla madre per poi correre a vomitare in bagno, e la dismorfofobia, ovvero la percezione costantemente distorta di uno specchio che continuava a rimandargli l’immagine di un ragazzo grasso anche quando era fortemente sottopeso.

Il punto di rottura è arrivato con uno svenimento improvviso mentre trasportava dei pesi, un evento che lo ha posto di fronte al rischio concreto di morire. A quella fase sono seguiti anche un periodo di autolesionismo e, nel 2021, un percorso di psicoterapia interrotto quasi subito poiché non si sentiva ancora pronto per affrontarlo.

Abbattere il tabù: il dolore non ha genere

La confessione di Samurai Jay va oltre lo sfogo personale e scardina un tabù sociale e medico che per lungo tempo ha associato anoressia e bulimia quasi esclusivamente all’universo femminile, lasciando gli uomini che ne soffrono in una condizione di totale invisibilità. Il pensiero comune che vuole gli uomini estranei all’ossessione per il peso o al rifiuto del cibo viene smentito dal racconto del rapper, il quale dimostra come il dolore non abbia genere.

A salvare Gennaro Amatore è stata la musica, che gli ha offerto la forza di non mollare e di trovare la propria voce. Oggi, il suo appello è un invito ai coetanei a rompere il silenzio: un messaggio potente per ricordare che non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto e che nessuno deve affrontare da solo il disagio mentale o alimentare.

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