Un vis-à-vis a distanza accende il dibattito sul ruolo della punizione e dell’autorità nella scuola italiana. Da un lato c’è il professore di Parma, aggredito da un gruppo di studenti, che ha scelto la via della mancata denuncia, considerandola un atto educativo. Dall’altro c’è il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che boccia senza appello questa linea, decretando la fine dell’epoca del giustificazionismo. Per il Ministro, la scelta del docente non è un gesto pedagogico, ma un pericoloso precedente che rischia di scardinare il principio di autorità.
I fatti di Parma hanno visto tre studenti colpire un professore anche a colpi di cinghia. La risposta dell’istituto è stata netta, con trenta giorni di sospensione e la prospettiva della bocciatura. Tuttavia, il docente ha scelto di non adire le vie legali per non distruggere il futuro dei ragazzi, preferendo una gestione interna della sanzione ed escludendo l’autorità giudiziaria. Una scelta motivata anche dal fatto che l’aggressione non ha provocato lesioni fisiche gravi.
Il Ministro Valditara ha espresso totale dissenso verso la posizione del professore, articolando la sua visione su alcuni punti fondamentali. Innanzitutto la gravità del gesto: per il Ministro non importa se il docente sia finito o meno in ospedale, poiché il focus deve rimanere il rispetto della persona e il rifiuto totale della violenza. In secondo luogo viene difeso il valore della sanzione, spiegando che denunciare dei minorenni non significa condannarli alla galera, ma attivare i percorsi rieducativi della giustizia minorile che servono a far maturare la persona. Infine viene evidenziato il rischio emulazione, poiché archiviare l’accaduto con troppa tolleranza rischia di lanciare un messaggio di impunità agli altri studenti.
«Un insegnante aggredito che banalizza quanto avvenuto sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle. Da ministro, ma anche da genitore, non posso condividerlo», afferma Valditara.
Il Ministro rivendica inoltre il cambio di rotta del governo sulla gestione della disciplina. Con le nuove riforme, la sospensione non è più un periodo di distacco da passare a casa, ma si trasforma in attività di cittadinanza solidale. Allo stesso tempo, Valditara annuncia un potenziamento delle tutele per gli studenti, confermando l’avvio di percorsi di educazione al rispetto e all’empatia, affiancati dal supporto psicologico per affrontare le fragilità giovanili.
L’intervista ha toccato anche i vecchi attriti tra il docente e il Ministero. Il professore di Parma aveva infatti dato dell’incompetente a Valditara, ricordando una sua contestata dichiarazione di quattro anni fa sull’utilità dell’umiliazione per gli studenti. Il Ministro ha rispedito le accuse al mittente, parlando di strumentalizzazione verbale e precisando che il termine era inteso in senso riflessivo, ovvero umiliarsi nel senso di rendersi umili davanti ai propri errori, richiamando un concetto espresso anche da Papa Francesco. Valditara ha comunque escluso vie legali contro il docente, lasciando la valutazione del caso all’Ufficio Scolastico Regionale.
In coda al dibattito sulla disciplina, Valditara ha tracciato le linee guida per la revisione dei programmi scolastici, blindando i classici della letteratura nelle nuove indicazioni nazionali per i licei. I Promessi Sposi di Manzoni resteranno centrali al secondo anno, respingendo l’idea di accorparli al quarto anno con Dante e Leopardi. Viene confermato lo studio triennale della Divina Commedia di Dante, escludendo un ridimensionamento a due anni. Infine, per quanto riguarda la filosofia, il Ministro ha espresso contrarietà a uno studio puramente per temi, difendendo la dimensione storiografica che verrà integrata in un saggio mix con l’approccio tematico.





