La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati la deputata di Noi Moderati, già esponente di Forza Italia, Michela Vittoria Brambilla. I capi d’imputazione sono sei e ruotano attorno alle ipotesi di evasione fiscale e false fatturazioni per un milione di euro complessivo. La vicenda, nata da un’inchiesta giornalistica del programma Report e poi confluita in un esposto, riguarda i flussi finanziari tra l’Ente nazionale cinofilia italiana e la ditta individuale della parlamentare, nota per la conduzione della trasmissione televisiva Dalla parte degli animali in onda su Rete 4. Oltre a Brambilla, risultano indagate altre cinque persone, tra cui Espedito Muto, legale rappresentante dell’Ente nazionale cinofilia italiana.
Secondo il decreto di perquisizione di diciotto pagine firmato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, gli indagati avrebbero utilizzato fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse dalla società Nexy Studios. Tali fatture avevano come giustificativo apparente prestazioni di pubblicità indiretta, il cosiddetto product placement. L’ipotesi degli inquirenti della Guardia di Finanza e della squadra Mobile di Milano è che questo meccanismo servisse a far confluire risorse economiche dall’ente cinofilo alla ditta individuale della deputata, garantendo al contempo all’ente una copertura contabile e un risparmio fiscale illegale tramite la deduzione di costi inesistenti.
Le indagini collocano l’inizio delle presunte condotte illecite nel quarto trimestre del 2020, periodo in cui l’ente cinofilo ha registrato un progressivo e marcato aumento delle spese verso tre società di produzione televisiva impegnate nella realizzazione del programma. Questo incremento di budget è apparso anomalo agli investigatori, poiché avvenuto in concomitanza con il disimpegno finanziario degli altri sponsor privati della trasmissione. Tra le anomalie riscontrate viene citato un episodio del novembre 2023, quando a fronte di uno stanziamento deliberato dal consiglio direttivo dell’ente pari a 220.000 euro, ne sarebbero stati liquidati 549.000, generando un esborso extra non autorizzato di 329.000 euro.
A insospettire la Procura è anche l’incongruenza tra gli scopi dell’ente cinofilo e i contenuti della trasmissione di Rete 4, dove la visibilità dell’ente si limitava a sporadici interventi tecnici non presenti in tutte le puntate. L’elemento centrale dell’accusa emerge tuttavia dal calcolo dei flussi monetari tra il 2020 e il 2023. In questo arco di tempo, la cifra totale fatturata dalle tre case di produzione all’ente cinofilo ammonta a 976.000 euro, una somma quasi identica ai 937.643 euro fatturati successivamente da Michela Vittoria Brambilla alle medesime società di produzione. Per i magistrati, il fatto che le società intermediarie non abbiano trattenuto alcun margine di profitto per la realizzazione del programma dimostrerebbe l’inesistenza delle prestazioni fatturate.





