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Escalation nel Golfo Persico, scambio di attacchi tra Usa e Iran

Nuova e pericolosa escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico. Dopo che, nella tarda serata del 2 giugno, le forze statunitensi avrebbero messo fuori uso la petroliera Lexie diretta verso l’Iran, Washington ha annunciato di aver condotto quelli che il Comando Centrale ha definito “raid difensivi” sull’isola di Qeshm, colpendo una torre radio ritenuta strategica.

La reazione di Teheran sarebbe stata immediata. Secondo fonti iraniane, una pioggia di missili ha preso di mira basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, oltre alla nave Panaya in navigazione nell’area. I Pasdaran hanno rivendicato l’operazione sostenendo di aver “danneggiato la base della V Flotta Usa”.

Da Washington, tuttavia, la replica è stata netta. Le autorità americane hanno definito “false” le affermazioni iraniane, sostenendo che tutti gli attacchi lanciati da Teheran sarebbero stati intercettati o non avrebbero raggiunto gli obiettivi prefissati.

Nel frattempo, secondo l’emittente televisiva iraniana, esplosioni sarebbero state udite anche in Iraq, mentre sirene d’allarme avrebbero risuonato in diverse aree dell’Arabia Saudita. Particolarmente grave l’episodio avvenuto in Kuwait, dove un missile iraniano avrebbe colpito il terminal dell’aeroporto internazionale, provocando diversi feriti e costringendo le autorità a sospendere immediatamente il traffico aereo.

Dietro la nuova crisi vi sarebbe anche un duro scontro diplomatico tra Washington e Tel Aviv. Secondo indiscrezioni, il presidente Donald Trump avrebbe avuto una telefonata particolarmente tesa con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader americano avrebbe cercato di evitare il definitivo naufragio del già fragile tavolo negoziale con l’Iran, per poi manifestare tutta la propria irritazione nei confronti dell’alleato israeliano.

“Sei un pazzo. Senza di me saresti in galera”, avrebbe detto Trump durante il colloquio, secondo ricostruzioni riportate da fonti vicine al dossier.

Con il Medio Oriente nuovamente sull’orlo di una crisi regionale, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi di una situazione che rischia di degenerare rapidamente in un conflitto su larga scala.

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