Un caso clinico sperimentale ha riportato miglioramenti temporanei nelle condizioni di una paziente ottantenne affetta da Alzheimer in stadio avanzato dopo la somministrazione di psilocibina, un composto psichedelico presente in alcuni funghi allucinogeni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience.
La paziente, una donna nippo-americana, presentava da circa dieci anni un grave declino cognitivo e funzionale, con perdita della capacità di linguaggio articolato, incontinenza e forte dipendenza dall’assistenza per le attività quotidiane. Nell’ambito della ricerca le è stata somministrata una dose di 5 grammi di funghi contenenti psilocibina.
Nelle ore successive alla somministrazione, i ricercatori hanno osservato una fase iniziale di agitazione e alterazione dello stato di coscienza, seguita, intorno alla diciannovesima ora, da un inatteso ritorno parziale della capacità comunicativa, con frasi complete e richiami a ricordi personali non espressi da anni.
Nei giorni successivi sono stati documentati ulteriori miglioramenti funzionali, tra cui una maggiore autonomia nelle attività quotidiane, una migliore interazione sociale e una più efficace capacità di comunicazione. Tuttavia, gli autori dello studio sottolineano che tali effetti sono stati temporanei e che la sostanza non ha invertito il processo neurodegenerativo, che è rimasto in corso.
I ricercatori evidenziano che si tratta di un singolo caso clinico sperimentale e che sono necessari ulteriori studi per comprendere meccanismi, efficacia e limiti della psilocibina nel trattamento delle patologie neurodegenerative.





