L’Italia si presenterà al prossimo vertice Nato con un livello di spesa in difesa pari al 2,8% del Pil. L’annuncio è arrivato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo.
“La difesa è importante, ma mettere al riparo famiglie e imprese dalla crisi lo è altrettanto: sono due priorità interconnesse”, ha spiegato la premier, sottolineando come la sicurezza energetica ed economica sia strettamente legata alla stabilità del Paese. “Senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”, ha aggiunto.
Secondo Meloni, il superamento degli obiettivi fissati dall’Alleanza Atlantica per il 2026 è stato possibile anche grazie a un incremento dello 0,71% della spesa, in larga parte legato a investimenti sulla sicurezza interna. L’obiettivo Nato prevede che entro il 2035 i Paesi membri arrivino a destinare almeno il 5% del Pil alla difesa, suddiviso tra spese militari e investimenti in infrastrutture critiche e cybersicurezza.
Nel suo intervento, la premier ha inoltre richiamato il ruolo dell’Unione europea nel contesto delle crisi internazionali in corso, con particolare riferimento al conflitto tra Iran e Stati Uniti. Meloni ha ribadito la necessità di una linea comune europea e l’uso dello strumento sanzionatorio nel caso di ulteriori escalation.
Sui principali dossier internazionali, dalla guerra in Ucraina alla crisi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio ha confermato il sostegno dell’Italia a Kiev e la posizione favorevole a nuove sanzioni contro la Russia, oltre alla necessità di lavorare a una soluzione politica in Libano e alla prospettiva dei due Stati per Israele e Palestina.
Sul fronte energetico, Meloni ha annunciato l’attivazione della “National escape clause”, che consentirà all’Italia di investire nei prossimi tre anni circa 14 miliardi di euro per contrastare il caro energia. Un intervento che, secondo la premier, rappresenta un risultato ottenuto grazie al lavoro in sede europea.
Infine, il governo ha ribadito la volontà di proseguire sulla strategia del “mix energetico”, includendo rinnovabili, biocarburanti e il percorso verso il nucleare di nuova generazione, considerato una possibile soluzione per ridurre la dipendenza energetica.
Il dibattito alla Camera si è chiuso tra le divisioni politiche sull’impostazione del governo, mentre l’esecutivo rivendica una linea definita di rafforzamento della sicurezza nazionale e di maggiore autonomia energetica in un contesto internazionale segnato da forti tensioni.





