L’ondata di caldo eccezionale che sta stringendo d’assedio l’intera Europa, senza risparmiare l’Italia, non mette in ginocchio solo gli esseri umani ma rappresenta un’emergenza drammatica anche per gli animali. I nostri amici a quattro zampe soffrono le temperature estreme persino più di noi, esponendosi a gravi rischi di spossatezza, spossatezza estrema e letali colpi di calore. Per questa ragione, sia i medici veterinari sia le principali associazioni protezionistiche si sono mobilitati per diffondere indicazioni necessarie a superare i giorni da bollino rosso in sicurezza. La veterinaria Viviana Giuliano raccomanda massima prudenza e un monitoraggio attento dei sintomi di malessere, mentre l’Enpa ha formulato una guida essenziale destinata alla protezione non solo degli animali di casa, ma anche della fauna selvatica che popola i nostri territori.
Il primo pericolo tangibile riguarda le passeggiate quotidiane, che devono essere tassativamente rimandate alle ore più fresche, come la mattina presto o la sera dopo le venti e trenta, riducendo al minimo le attività fisiche intense. L’asfalto esposto al sole può infatti raggiungere temperature talmente elevate da provocare dolorose ustioni ai cuscinetti plantari dei cani. Per capire se la situazione sia sicura, gli esperti suggeriscono un test empirico molto semplice: se il manto stradale è troppo caldo per camminarci a piedi scalzi, lo è sicuramente anche per l’animale. Una sensibilità ancora maggiore va riservata alle razze brachicefale, come bulldog inglesi e francesi, carlini, pechinesi, sharpei e shi-tzu, che a causa della conformazione ridotta delle loro vie aeree faticano enormemente a termoregolarsi e sono i soggetti più vulnerabili in assoluto.
Parallelamente, la gestione dell’idratazione e dell’ambiente circostante diventa una priorità assoluta. L’acqua fresca deve essere sempre a disposizione, posizionata in zone ombreggiate della casa e rinnovata frequentemente, avendo cura di portare una borraccia anche durante le brevi uscite. Resta poi il divieto assoluto di lasciare qualsiasi animale all’interno dell’auto, dove l’abitacolo chiuso può trasformarsi in una trappola mortale superando i settanta gradi in pochissimi minuti, anche con i finestrini socchiusi. In caso di avvistamento di un animale in difficoltà in un veicolo altrui, è fondamentale allertare subito le forze dell’ordine e, nel frattempo, cercare di creare ombra sul parabrezza e bagnare il soggetto se possibile. Tra le altre attenzioni quotidiane si segnalano un’alimentazione più leggera e l’applicazione di creme solari ad alta protezione sulle estremità e sulle punte delle orecchie dei cani a manto bianco o poco pigmentato, particolarmente soggetti a eritemi.
La prevenzione estiva deve estendersi anche alla protezione dai parassiti, la cui proliferazione aumenta con l’afa, prestando particolare attenzione ai flebotomi che trasmettono la leishmaniosi. È necessario applicare antiparassitari specifici per specie e peso, ricordando che molti prodotti sicuri per i cani sono altamente tossici per i gatti, oppure optando per soluzioni naturali e prive di controindicazioni come l’olio di Neem.
L’attenzione dell’Enpa abbraccia poi tutti gli animali d’affezione, pur ribadendo che la cattività non rispetta le loro esigenze naturali. Per chi possiede acquari o laghetti in giardino, è cruciale evitare l’esposizione solare diretta, controllare la formazione di alghe e reintegrare l’acqua evaporata per garantire la corretta ossigenazione. Allo stesso modo, piccoli mammiferi e uccelli come criceti, conigli, cavie e canarini vanno tenuti in ambienti freschi, arieggiati e in ombra, provvedendo per conigli e cavie a un cambio della lettiera almeno due volte a settimana e a un’ispezione quotidiana del pelo per evitare la deposizione di uova di insetti.
Infine, un pensiero importante va rivolto alla fauna selvatica. Se in estate la disponibilità di cibo è generalmente buona, l’acqua può scarseggiare drammaticamente; per questo motivo, posizionare una ciotola bassa e fresca su balconi o nei giardini, rinnovandola ogni giorno e creando piccole zone d’ombra, può rivelarsi un piccolo ma vitale gesto per salvare la biodiversità urbana.





