Il sistema di stoccaggio del gas in Italia ha tagliato un traguardo significativo: per la prima volta dall’inizio dell’anno, le scorte hanno superato la soglia del 70%. Con una percentuale di riempimento pari al 70,75%, corrispondente a 193,43 TWh, i depositi nazionali hanno raggiunto i volumi registrati nel luglio dello scorso anno. Questo risultato, raggiunto con costanza nei mesi precedenti, si inserisce in un panorama energetico internazionale ancora caratterizzato da una marcata volatilità.
L’andamento dei depositi avviene infatti in un contesto di mercato complesso, segnato dalla corsa dei contratti future per il mese di agosto, che hanno toccato quota 53,57 euro al MWh. Tale quotazione riporta i prezzi sui livelli osservati lo scorso marzo, una risalita influenzata principalmente dalle crescenti tensioni geopolitiche nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale.
Osservando il quadro europeo, la situazione delle riserve appare differenziata tra i vari Paesi. A livello complessivo, le scorte dell’Unione Europea si attestano al 52,21%, per un totale di 590,2 TWh. Analizzando i singoli Stati, la Germania, che detiene la maggiore capacità di stoccaggio dell’Unione con 246,79 TWh, presenta attualmente un livello di riempimento al 44,26%, pari a 109,22 TWh. L’Italia, forte di una capacità complessiva di 203,42 TWh, si conferma il secondo Paese dell’Unione per infrastrutture di stoccaggio, consolidando una posizione strategica fondamentale per la sicurezza energetica nazionale in vista dei prossimi mesi.





