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Parla Giotto Faugno: “La tradizione non si salva mettendo in pericolo le persone, al Comune toccava mettere in sicurezza il carro”

Dopo un lungo silenzio, oggi ha parlato Giotto Faugno, l’artista del Carro di Mirabella, in un video in cui ha raccontato le sue verità.

“Non avrei mai voluto registrare questo video, non sono abituato a parlare davanti a una telecamera. Ho sempre preferito lavorare in silenzio con le mie mani, dedicandomi sempre al carro.

In questi giorni sono state dette troppe cose false su di me: mi è stato detto che non voglio più montare il carro, mi è stato detto che non voglio tramandare questa tradizione. Mi è stato detto che non voglio più insegnare le tecniche della lavorazione della paglia, che sarei io il responsabile se il carro non si tirerà.

Sono accuse che mi hanno fatto molto male perché, chi mi conosce, sa che il carro è la mia vita. Sono cresciuto con il carro. Ho imparato quest’arte da mio nonno, che a sua volta è stato insegnato dal mio bisnonno. Nella mia famiglia, il carro non è mai soltanto stato un lavoro. È sacrificio, è responsabilità, amore e rispetto per una tradizione che appartiene non a me, ma tutta Mirabella.

Proprio per questo oggi sento il dovere mio primario di raccontare a tutti la verità, perché le falsità non possono diventare verità solo perché vengono raccontate troppe volte.

Partiamo da una cosa fondamentale: il carro non è mio, è un bene comunale di proprietà del Comune di Mirabella Eclano. Io sono la persona che, con esperienza e tradizione familiare, negli ultimi anni si è occupata del montaggio e dello smontaggio del carro e di molti lavori necessari per tenerlo in vita. Ma la responsabilità di tutelarlo e conservarlo non può essere lasciata soltanto sulle spalle di una singola persona.

Nel corso degli anni ho segnalato più volte problemi esistenti; l’ho fatto con comunicazioni, lettere, proposte. Tutto. Ho segnalato che molte parti si stavano deteriorando e che non si poteva continuare ogni anno con qualche rattoppo sempre all’ultimo momento prima della tirata. Per anni è sempre andata avanti così, si rattoppava quello che si poteva e si faceva la tirata. E poi veniva sempre rimandato all’anno successivo, nonostante i miei appelli alle parti preposte. E mentre il legno continuava ad invecchiare.

Nel frattempo i pezzi continuano sempre a deteriorarsi e oggi, secondo le mie conoscenze, siamo arrivati al punto che le toppe non bastano, più la struttura, sia ben chiaro, presenta problemi seri. Anche i pali, donati con grande generosità dai cittadini, non so se possono essere adatti oppure no per il montaggio, perché devono essere stagionati, selezionati e le misure devono essere abbastanza precise. Chiaramente la colpa non è dei cittadini che li hanno donati in buona fede.

Poi c’è il problema della famosa cupola. In questi giorni sento parlare continuamente di una cupola nuova, ma quella cupola esiste perché circa sei anni fa, vedendo le condizioni di quella vecchia, ho deciso personalmente di iniziare a costruire quella nuova senza una commissione. Ho fatto tutto di mia iniziativa perché ho capito che prima o poi sarebbe diventata indispensabile. Oggi la cupola è quasi completata, ma servono ancora quattro mesi di lavoro circa.

E allora io chiedo direttamente ai mirabellani: se io avessi voluto far morire questa tradizione, perché avrei iniziato sei anni fa a costruire una nuova cupola? Perché mai avrei investito tempo, lavoro, energia, soldi in qualcosa che nessuno mi aveva neppure commissionato? La verità è che io ho cercato di guardare avanti quando ancora nessuno sembrava preoccuparsene.

Mi è stato anche detto che non voglio tramandare questa tradizione e anche questo non è vero. Nel 2022 ho consegnato al Comune il famoso inventario redatto dal mio bisnonno nel 1922 dove vengono raffigurate tutte le tecniche di montaggio del carro. Era un patrimonio della mia famiglia e, soprattutto, ho deciso di condividerlo con tutta la comunità; ma dopo quella consegna non è stato organizzato nessun percorso serio. Non è stata creata una squadra, non è iniziato un progetto di formazione, è rimasto tutto fermo.

Mi è stato anche detto che non voglio insegnare ai giovani a lavorare la paglia. Anche questa è un’accusa falsa. Nel 2025 ho scritto alla fondazione dichiarandomi disponibile ad insegnare nei laboratori quest’arte alle nuove generazioni. Mi era stato detto che sarebbero iniziati nel mese di marzo; marzo è arrivato ma i laboratori non sono iniziati.

E allora come si può dire che io non voglio insegnare quando ho messo per iscritto la mia disponibilità e nessuno ha dato seguito alla mia proposta? Io non sono immortale. Tutti pensano alla tirata di settembre, io guardo avanti e sono stato proprio io per primo a pensare a cosa accadrà dopo di me.

Ma chi aveva il dovere di programmare il futuro di questa tradizione non si è mai chiesto davvero: “qualcuno ha mai creato un progetto serio per preparare nuove persone?“ Io ho dato la mia disponibilità, io ho consegnato il progetto, ma alle mie proposte troppo spesso è seguito soltanto il silenzio.

Poi è arrivata la tirata del 2025, una tirata che ha aggravato ulteriormente una situazione già molto delicata. Nessuno sa che durante il trasporto sono dovuto intervenire più volte per fissare e sistemare elementi che stavano cedendo e rompendosi. Sono intervenuto per limitare i danni e soprattutto per evitare conseguenze più gravi. Dopo quella tirata era evidente che bisognava agire immediatamente.

Visto che dopo tre mesi non si affrontava la situazione sicurezza del carro, ho rassegnato le mie dimissioni il 5 dicembre dalla fondazione Il Carro. E anche in quella comunicazione non ho abbandonato la tradizione. Ho scritto chiaramente che restavo a disposizione per collaborare alla realizzazione dei pannelli e per organizzare soprattutto i laboratori di paglia. Mi sono dimesso da un incarico non mi sono dimesso dall’amore per il carro.

Nemmeno dopo questa pecca si è iniziato a pensare sulla sicurezza del carro. Da dicembre ad oggi sono passati circa sette mesi per lavorare, programmare, valutare gli interventi necessari e trovare soprattutto soluzioni. Ora sembra invece che il problema sia nato all’improvviso, ma il problema non è nato oggi. Il problema era stato segnalato da tempo.

Allora io mi domando, da settembre 2025 ad oggi, che cosa è stato fatto concretamente per risolvere i problemi di sicurezza del carro con Giotto o senza Giotto? Quali interventi sono stati realizzati? Quale soluzioni sono state messe in campo? Non basta parlare di sicurezza quando mancano poche settimane alla tirata. La sicurezza si costruisce durante l’anno con il carro, con la manutenzione, con la programmazione, con gli interventi.

Io non ho mai detto che il carro non deve essere tirato. Ho detto una sola cosa molto diversa: ho detto che nelle condizioni attuali di com’è il carro oggi io non posso assumermi nessun tipo di responsabilità nel montaggio del carro. Non posso di certo montare una struttura che considero non sicura e sperare semplicemente che vada tutto bene, come ho fatto gli altri anni. Perché sotto quel carro potrebbero esserci mia figlia, potrebbe esserci vostro figlio, ci sono i funaioli, ci sono i buoi, ci sono migliaia di persone che vengono ad assistere a quest’opera d’arte in devozione alla Madonna addolorata.

Avete capito la gravità di questa responsabilità? La tradizione non si salva mettendo in pericolo le persone. La tradizione si salva proteggendola ogni giorno. E facendo per tempo tutto ciò che è necessario. Sarebbe stato più facile per me restare in silenzio, montare il carro, fare la tirata, fare festa e sperare che tutto andasse bene. Ma io non posso mettere il mio nome, e soprattutto la mia coscienza, su qualcosa che considero pericolosa.

Sento sempre dire di questo piano B. Io personalmente un piano B non ce l’ho però, se dovesse esistere questo piano B, io sono disponibile per un parere e per un confronto.

In questi giorni ho letto commenti di ogni genere: sono stato accusato con una cattiveria che non pensavo fosse possibile. E allora io chiedo direttamente a voi, soprattutto, pensate davvero che io non voglia fare il carro? Pensate davvero che io voglia far morire questa tradizione? Pensate davvero che tutti gli anni di lavoro, segnalazioni, progetto consegnato al Comune, la nuova cupola e la disponibilità a formare i giovani siano stati da una persona che voleva fermarlo? Questi sono i fatti, poi ognuno sarà libero di farsela propria opinione.

Per me esistono due modi diversi di vedere il carro: c’è chi pensa semplicemente a fare la prossima tirata e quindi fare festa e c’è chi pensa che questa tradizione debba essere tutelata, programmata, tramandata affinché possa sfidare i secoli. Io personalmente appartengo alla seconda visione.

Non mi interessa salvare soltanto la prossima tirata, mi interessa salvare principalmente e soprattutto il futuro del carro che è nato e sarà sempre in onore di Maria Santissima Addolorata. E ci tengo a precisare una cosa: il carro non è di Giotto, il carro non è del Sindaco, il carro è di proprietà del Comune e quindi è un patrimonio di tutta la comunità di Mirabella.

Per questo chiedo: chi avrebbe dovuto occuparsi della sua salvaguardia? Chi avrebbe dovuto organizzare la manutenzione? Chi avrebbe dovuto formare nuove persone? Chi avrebbe dovuto pensare a cosa sarebbe accaduto dopo di me?

Il carro non si salva soltanto portandolo in strada una volta all’anno. Il carro si salva prendendosene cura ogni giorno e soprattutto pensando a chi verrà dopo di noi. Io ci ho pensato ora chiedo a tutti voi di farlo.

Comunque grazie.”

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