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Piantedosi contro le violenze di piazza: «Esiste un’internazionale del disordine, attaccare la divisa è attaccare lo Stato»

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sceglie le colonne del Corriere della Sera per fare il punto sui recenti episodi di guerriglia urbana che hanno infiammato la Val di Susa sul fronte No Tav e sulle tensioni registrate a Bologna. Una posizione ferma, la sua, rivolta non solo ai responsabili degli scontri ma all’intero arco politico e istituzionale del Paese.

Per il titolare del Viminale la diagnosi su quanto sta accadendo nelle piazze italiane è netta: «Ormai è chiaro a tutti che esiste un’internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro». Dinanzi a questo scenario, secondo Piantedosi, non ci sono margini per posizioni sfumate o giustificazionismi: «È inutile girarci intorno. Ecco perché, al di là di ogni altra analisi, sarebbe quanto mai opportuno che tutte le forze che si dichiarano democratiche prendano le distanze senza tentennamenti o infingimenti».

Il centro della riflessione del ministro ruota attorno alla tutela di chi opera per la sicurezza dei cittadini. Per Piantedosi non ci sono dubbi sul bersaglio di questi raid: «Attaccare chi indossa una divisa è attaccare lo Stato». Un concetto che trova riscontro continuo nella realtà dei fatti, dove le forze dell’ordine sono troppo spesso il bersaglio diretto della violenza di piazza.

Richiamando gli episodi di Bologna, segnati anche da una dolorosa tragedia, il ministro ha invitato alla misura politica e al rispetto per la sofferenza delle famiglie coinvolte, chiedendo di stoppare le polemiche: «Il rispetto per il dolore che stanno vivendo i familiari impone anche di evitare strumentalizzazioni inopportune». Da qui, un accorato plauso all’operato degli agenti: «Le forze di polizia in Italia dimostrano ogni giorno equilibrio e professionalità, compiendo innumerevoli atti di generosità e non di rado di vero e proprio eroismo. È da irresponsabili alimentare un odio nei loro confronti».

Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per un gesto d’attenzione istituzionale verso il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, finito recentemente sotto scorta a causa di gravi minacce ricevute: a lui Piantedosi ha espresso la propria piena solidarietà.

Infine, posando lo sguardo sull’orizzonte politico e sul percorso verso le elezioni del 2027, il capo del Viminale ha auspicato un rapido abbassamento dei toni del dibattito pubblico. Le urne, ha ricordato in conclusione, devono rappresentare un’opportunità «per confrontare persone, programmi, idee», evitando che il confronto democratico trascolori in una sterile guerra di religione: «Il voto non deve essere lo scontro finale tra due eserciti che si fronteggiano in cagnesco».

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